Ai giardini della Biennale il padiglione del Venezuela è chiuso! L’edificio progettato da Carlo Scarpa è in stato di abbandono, foglie secche, un nastro di stoffa a sbarrare l’ingresso… Stremati dal caldo e dalla disorganizzazione (durante il vernissage) non ci stupiamo più di nulla: saranno in ritardo con l’allestimento, o forse l’opera è il padiglione stesso, sbarrato e inaccessibile, riflessione tautologica e autoreferenziale sullo stato dell’arte (?!). Per fortuna ci sbagliamo. È lo stesso Pedro Morales (Maracaibo, 1958), l’artista scelto dal Venezuela per rappresentare il proprio Paese alla 50esima Biennale di Venezia, a spiegarci come stanno le cose: “Il mio lavoro è stato censurato dalle autorità venezuelane“. E lui è lì, armato di sdegno e volantini, per protestare.
Incredibile! A questo non eravamo preparati, non qui almeno, non nel gran bazar del politically correct dove c’è tutto e il contrario di tutto, diligentemente squadernato
curiosità. Il testo in catalogo ci ricorda che la realtà urbana dell’America Latina “è compromessa dalla violenza politica e sociale, da atteggiamenti marginali, dalla miseria crescente“, e che il lavoro di Morales vuole essere una risposta a tutto questo, un’alternativa possibile.
Forse non è molto per i nostri gusti blasé ma è stato abbastanza per il Viceministro della Cultura del Venezuela, tanto da scatenare il suo anacronistico furore censorio.
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www.cityrooms.net
www.pedromorales.com
matilde marzotto
mostra visitata il 13 giugno 2003
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