In laguna sbarca, ed è proprio il caso di dirlo, un nuovo progetto di Ilya (Dnepropetrovsk, Ucraina, 1933) ed Emilia (Dnepropetrovsk, Ucraina, 1945) Kabakov. Il dissidente illustratore russo, il personaggio più underground del gruppo moscovita concettualista, l’artista istrionico dalle identità molteplici, Ilya Kabakov è stato invitato a presentare una terza tappa di The Ship of Tolerance. Nell’ambito della XVI edizione di Invito al Contemporaneo. Artisti a Venezia durante la Biennale, il progetto, presentato alla Fondazione Querini Stampalia, ha previsto, in fase di realizzazione, il coinvolgimento della coppia Kabakov con 800 alunni, tra i 7 e 13 anni, delle scuole del territorio comunale.
Mentre la carena della barca della tolleranza, lunga più di 20 metri, è stata realizzata in un cantiere della Giudecca, da alcuni carpentieri di Manchester. Le vele, invece, sono state realizzate dai disegni sul tema della tolleranza composti su materiali resistenti all’acqua e al vento. Oltre alla difficoltà nell’assemblaggio dello scafo e alla coordinazione di tutti i ragazzi, è stato fondamentale trovare un approdo che permettesse al pubblico della Biennale di prendere visione
Perchè è vero, l’acqua è portatrice di messaggi. Soprattutto quando parla in laguna. E sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni, approda Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, USA, 1945). Artista al quale si associa e si rimanda, con sempre maggiore frequenza il movimento concettuale americano. Negli eventi satelliti di questa 52esima Biennale, l’istallazione di Kosuth, Il Linguaggio dell’Equilibrio, sull’acqua e per l’acqua, è via della parola, discussione ed equilibrio tra la pratica, le forme e i presupposti accademici degli stilemi artistici. Una serie di frasi scritte al neon, lasciate in inglese, armeno e italiano, brillerà notte e giorno, rendendo le superfici del monastero Mekhitarista un supporto intel-legibile. Ogni volume porta su di sé il significato del termine acqua rievocato nelle citazioni prese dal Haygazian Pararan, il dizionario armeno scritto dall’abate Mekhitar, fondatore dell’ordine. Così facendo ogni
Poco distante, proprio di fronte all’isola di San Lazzaro, nella mondana San Servolo, invece, ha preso posto una personale di Vettor Pisani (Ischia, Italia, 1934). Con L’Isola Interiore, “l’isola dei matti” lagunare, accende un nuovo aspetto anti-naturalistico, indagando le sofisticazioni investite dalle tecniche dell’Arte. Negli edifici dell’ospedale psichiatrico, Pisani gioca sugli errori della memoria e sulle contraddizioni del tempo lineare. In esposizione non solo la duchampiana Venere di Cioccolato, del 1970,ma anche lavori recenti come la citazionista Vergine nera. Un’istallazione del 2007 dal sapore dissacrante, che non elude però l’eco del deja-vu e la ben nota estetica della passione travisata, cavallo di battaglia dell’artista-commediografo italiano.
ginevra bria
mostre visitate l’8 giugno 2007
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