Categorie: Biennale2001

Fino al 4.XI.2001 | biennale_padiglione olandese | Venezia, Giardini di Castello

di - 6 Luglio 2001

La straordinaria luce di Vermeer, l’assoluta attenzione alla resa dei particolari, persone, volti, corpi e cose immersi in una irreale immobilità ed in cristallino biancore. Tutto nel padiglione olandese, davanti alle opere di Liza May Post ispira silenzio e concentrazione, o più propriamente contemplazione. Contemplazione è la parola adatta, la condizione più appropriata per la giusta comprensione dell’artista. Immaginate una stanza spoglia, dai muri scrostati, il pavimento di paglia e terra. Quattro figure, due in piedi, due sedute. Silenzio e calma, ovunque. I personaggi accennano appena al movimento con gesti spasmodicamente lenti, senza sfiorarsi, senza guardarsi o toccarsi. Tutto avviene-se avviene-lentamente, nella più totale incomunicabilità. I video della May Post sono il non luogo, la dimensione mentale dove non accade
assolutamente nulla. L’occhio si perde nella studiata simmetria nella composizione, nella purezza delle forme, nel calibrato accostamento cromatico, anche se il soggetto della composizione è una donna inginocchiata, di spalle su un marciapiede (Place 1998).
Dopo la prima subitanea impressione di calma ed immobilità (apparente), si intuisce l’elemento fuori posto, la nota che stona: figure di cui non si intravede mai il volto, di spalle o riprese nelle parti basse, mascherate dietro improbabili parrucche ed accessori, colte nelle pose e negli atteggiamenti più strani ed insensati. Perché quella strana donna, abito e parrucca grigi, tenta goffamente di montare un elefante? (Trying 1998); Perché da dietro una tendina bianca da ospedale spuntano un paio di gambe femminili viste da dietro, e si intravede una strana pasta giallastra che le ricopre? (Misprint 1993) e ancora: quelle due figure abbracciate, i cui arti sono finti, i volti nascosti, sono davvero reali? Le opere della May Post sono surreali, oniriche, frutto di impossibili accostamenti e analogie, vera proiezione delle fantasie dell’artista. A volte trasmettono una strana inquietudine, un senso di spaesamento e di non sense. Ma sono davvero fantastiche: la lucidità di Vermeer e il delirio di Bunuel. Una combinazione portentosa.



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Paola Capata
Visitato il 6.6.2001



Padiglione Olandese
49. Biennale di Venezia 2001
10 giugno – 4 novembre 2001
Venezia
Giardini di Castello – Arsenale
Orari di apertura
10.00 – 18.00 martedì – sabato
10.00 – 22.00 sabato
chiuso il lunedì


[exibart]

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