Già l’apertura dell’anno che il Comune di Ferrara vuole dedicare a Lucrezia Borgia suona come un bando d’altri tempi: Udite, udite!. E a giugno il Palio rievocherà i profumi, i colori, i costumi e i suoni di quel lontano 2 febbraio del 1502. Quel giorno Lucrezia Borgia, figlia del papa regnante, 22 anni, 2 matrimoni, diversi amanti e una ricca serie di avvelenamenti alle spalle, arrivava festeggiatissima a Ferrara per sposare Alfonso I d’Este. Un matrimonio d’interesse. Faceva gola a papa Alessandro VI, che da anni cercava un titolo nobiliare per i Borgia. Faceva gola ai duchi d’Este, che così si facevano scudo delle mire del duca Valentino, fratello di Lucrezia, e si accaparravano una ricca dote. Dote leggendaria che, recuperata dalla dispersione, verrà in parte esposta nella mostra che si aprirà, sempre a Ferrara, in ottobre.
Molte leggende dunque, diventeranno realtà, ma altri miti finalmente svaniranno. Con una pragmaticità organizzativa e un entusiasmo davvero ammirevoli il Comune e la Cassa di Risparmio di Ferrara hanno messo in programma una serie infinita di iniziative di ricerca e divulgazione, coinvolgendo le più prestigiose come le più piccole associazioni cittadine. Per tutto il 2002 si terranno a Ferrara convegni, rassegne cinematografiche, concerti di musica rinascimentale e catalana (la terra d’origine dei Borgia), due mostre, itinerari turistico-culturali in bicicletta e tante altre cose illustrate sul sito www.comune.fe.it.
Il fine è unico: sfatare i miti negativi su di lei, che dai ferraresi venne prediletta e morì in odore di santità. E anche gettare nuova luce sulla Ferrara del Cinquecento. La città dell’Addizione Erculea, il primo moderno piano urbanistico della storia, di Ludovico Ariosto e Pietro Bembo.
Un dialogo fittissimo con il passato, e soprattutto vivo. Chissà allora se il fantasma di Lucrezia, il cui corpo non è mai stato trovato, vorrà nuovamente far visita alla città che tanto l’ha amata e che ancora la ama.
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Sara Magister
[exibart]
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