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Dal 13.IV.2000 al 2.VII.2000 | L’Afrique par Elle-Meme | Bologna, Palazzo d’Accursio

di - 26 Maggio 2000

Innanzi tutto prepariamoci a questa mostra capendo il suo significato storico. La fotografia come arte autonoma nasce in Africa in un momento più tardo rispetto ad altre regioni del mondo. Le immagini che ci vengono offerte sono testimoni di un passato travagliato che lascia trasparire qualche spiraglio di un mondo culturale sotterraneo pullulante di stimoli.
L’associazione Lai Momo, dal ’95 attenta alle esigenze di questi popoli e al bisogno di promuovere una società interculturale, pochi mesi fa ci aveva proposto un excursus all’interno della arte figurativa africana e adesso ci svela i segreti del mondo dell’obiettivo.
La mostra si articola in due sezioni che corrispondono ai due periodi fondamentali dell’arte fotografica del Continente Nero. Cominciamo con i “Ritrattisti”, i primi che segnano la loro autonomia rispetto ai professionisti Europei. Agli esordi sono in pochi, senza mezzi, senza particolari conoscenze tecniche ed idee originali. Lavorano in casa, incorniciano i volti di familiari, personaggi politici o famiglie borghesi. In breve tempo si impossessano del mezzo e aprono i primi studi. Il risultato sono serie di volti su sfondi neutri, con espressioni forzate. Dietro l’apparente ripetitività, questi artisti scoprono giochi di luce ed ombra, sfumature impensate e persino particolari nascosti dietro facce apparentemente anonime. E così la stessa arte del ritratto si evolve: dalle pose statuarie e ufficiali di autorità di stato, a persone fissate nella loro singolarità, sorridenti, imbronciate, riflessive e spensierate. Nonostante tale processo, è ancora forte il peso della colonizzazione, che dalla politica si estende fino ad intaccare tutti i settori della società.
La svolta nell’arte e nella storia si verifica negli anni settanta. Sono gli anni dell’indipendenza e della conseguente liberazione in tutti gli aspetti della vita. Basta studio, basta tende grigie come sfondi, basta pose impostate: irrompe la naturalezza, la spontaneità, in una parola la vita. I fotografi impugnano il loro strumento del potere “come un arco” e via per le strade, di notte, all’avventura per scoprire l’inatteso. E’ il “risveglio dello sguardo”. L’obiettivo è pronto per regalare ai posteri immagini di feste, locali notturni, gioia e confusione. Ma la fine del regime coloniale ha portato problemi, contrasti e paure che sono ugualmente incorniciati dalla macchina fotografica.
Non voglio anticiparvi troppo, adesso vi lascio il piacere di addentrarvi in questo mondo che misterioso ed attraente. E intanto pregusto le altre esposizioni che la rassegna “L’Occhio d’Ercole” sta preparando.


Palazzo d’Accursio, Sala di Ertole, Piazza Maggiore 6.
13 Aprile – 10 Maggio.
Ingresso gratuito
Orario: martedì, giovedì, sabato 10.00 – 18.00.
Mercoledì, venerdì, domenica 10.00 – 22.00
Lunedì chiuso.


Marta Severo

[exibart]

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