Per capire meglio il filo conduttore della la mostra, come suggerisce lo stesso curatore Danilo Eccher, bisogna tenere maggiormente in considerazione il sottotitolo. Le opere proposte infatti contribuiscono ognuna con apporto diverso a delineare l’idea del Sacro(in senso non strettamente religioso) nella storia dell’arte europea del 900.Il fine non è quello di fornire una visione della tematica completa e dettagliata ,ma quello di proporre un breve viaggio lungo alcuni itinerari dell’arte europea.
L’ombra della ragione e quindi la razionalità offuscano e rendono tormentata la percezione del Sacro. L’intensità di tale Ricerca è descritta in maniera essenziale e forte dal profondo e affascinante immobilismo delle nature morte di Morandi ,dalle atmosfere metafisiche di De Chirico e dalle caratteristiche sculture blu elettrico di Klein. Vicino alle opere di questi artisti volgendo la sguardo in alto si osserva l’installazione meccanica di Gilberto Zorio “La canoa che gira”, presente anche all’ArteFiera2000,risulta forse l’unica nota stonata della mostra.
Proseguendo nella visita, molte opere indagano il difficile rapporto che l’uomo instaura col Sacro. Mentre Munch in “Melankoli.Laura” e Sevportret in “ allèen” descrive un disagio sommesso e rassegnato, Bacon e Kieffer rispettivamente in “Man in blue” e “Lasst tausend Blumen Bluhen” ci parlano di riflessione e tormento.
Pungente l’apporto di Duchamp che con i suoi “ready-made” sacralizza oggetti ordinari prendendo quasi in giro un uomo sempre più portato a ricercare vani miti in cui credere. Interessanti nella loro incisiva semplicità sono anche le opere di Cragg “Congregation” e di Merz “Tavolo-La frutta siamo noi”. In quest’ultima colpisce il contrasto tra la frutta irregolare e genuina e il tavolo freddo e lineare. Uniche opere-giovani sono le installazioni di Alessandra Tesi e Sara Ciracì, quest’ultima in particolare non riesce a dare incisività alla sua performance. Con l’installazione “Un’estate a bikini” sembra non sfruttare l’opportunità di confrontarsi con un tema stimolante come può essere il Sacro.
Nel complesso la mostra risulta piacevole ed essendo le opere proposte molto eterogenee difficilmente potrà deludere anche il pubblico dai gusti più diversi. Inevitabilmente però questa eterogeneità sviluppa un percorso tematico non sempre lineare, che potrebbe qualche volta far prevalere la qualità in sè,al di fuori del tema proposto dalla mostra. Da sottolineare che l’esposizione delle opere è divisa tra il GAM e la Villa delle Rose, causando forse qualche seccatura al pubblico più insofferente che vorrebbe avere tutto subito a disposizione.
Usciti dalla mostra l’unico appunto da lasciare sulla scrivania di Danilo Eccher e che si sarebbe potuta organizzare una mostra più proiettata nel futuro con interventi più coraggiosi ed innovativi. In particolare si sente la carenza di installazioni realmente nuove e di opere fotografiche. Uniche foto presentate sono la serie di Tacita Dean e le quattro immagini di Gilbert e George.(questi ultimi presenti anche nella mostra permanente del GAM).
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