Grandi programmi si prefigurano per Palazzo Fabroni, sede di un progetto culturale a cura di Bruno Corà che contempla molteplici linee di attività.
Il palazzo subirà ristrutturazioni per adeguamenti museali ma resterà aperto: cantiere di restauro e cantiere di idee e di linguaggi a sottolineare la volontà di sperimentazione e di working progress.
Con SONDE – Dieci anni con gli artisti a Palazzo Fabroni si vuol segnare una linea di confine esaustiva di un cambiamento radicale e di un nuovo orientamento. Da una parte l’attività svolta dal 1990 ad oggi con la mostra Risonanze, opere significative di Fernando Melani, e Interazion, selezione di artisti presenti nelle mostre che si sono susseguite negli anni. Dall’altra una scommessa per il futuro con l’obiettivo di scoprire e verificare quali problemi attraversino la messa a punto dei
In Progetto di lettura globale del 1976, Bianchi, serie di tele monocrome e Piombo, del 1979, Melani ben interpreta la dialettica fra artisti e sperimentazione che i curatori hanno voluto evidenziare. Attraverso l’analisi dell’astrazione l’artista si pone in sintonia con la realtà fisica dell’esistente per restituirla tradotta sulla tela.
Al piano superiore del Palazzo, in Interazion, le sale si susseguono in un confronto continuo di tematiche e tecniche artistiche diverse. Da Ritratti di Giuseppe Alleruzzo, accumuli fragili di specchi ad un’altra superficie riflettente, Senza titolo , specchio di interno di Alberto Garutti che riverbera e sintetizza lo spazio, spazio condiviso con Francesco Gennari e Loris Cecchini. Il primo nega in Vetro l’effetto specchio nel suo assioma della “non rappresentazione” proponendo un’opera nitida nella formalizzazione e nella soluzione d’immagine. Il secondo in Viadotto progetta spazi architettonici che sanno di scultura usando materiale e soggetti diversi. Con Carlo Guaita e Antonio Catelani prepotente torna la raffigurazione pittorica negli sgocciolii e piegature dei monocromi in tela di Guaita e nei colori di Talea di Catelani.
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