Concetto Pozzati (Vò di Padova, 1935) appartiene alla storia di Bologna. Da quando, negli anni ’60, le ha portato l’atmosfera vivace della Pop Art, non ha mai smesso di essere uno dei personaggi principali della vita culturale cittadina. Oggi, appena terminata una personale allo Show Room Telemarket, la Galleria De Foscherari presenta al pubblico il suo ultimo ciclo di opere inedite, in cui troviamo i punti cardine della sua pittura: ironia, denuncia dell’omologazione, spirito critico e acume filosofico.
Il tema è la figura dell’artista da burattino a burattinaio: dopo essere stato schiacciato dal mercato rivendica la propria autonomia creativa. “Il burattinaio è l’artista che non vuole più essere burattino”, scrive Pozzati. Come nel mondo dello spettacolo artigianale, dei teatranti e dei burattinai, egli può esprimere le sue critiche attraverso altri personaggi: i suoi dipinti. La metafora è ponderata e costruita sull’esperienza di un’ articolata carriera artistica che lo vede investito di una pluralità di ruoli: da pittore a critico, da pubblicitario a curatore, da direttore dell’Accademia di Urbino ad Assessore alla Cultura di Bologna.
In galleria sono esposti una trentina di dipinti dai colori scuri realizzati su tela, legno e altri materiali. I soggetti sono marionette, manichini, balocchi e burattini con gli occhi spalancati, i contorni accentuati e il colore spento, uguale allo sfondo, quasi un non-colore. Il pittore, diventato burattinaio si serve di questi personaggi per descrivere il vuoto di comunicazione di una società il cui progresso uniforma, inibisce e spersonalizza. Quello che viene descritto è quindi un grottesco senso del disagio trasferito ai visitatori nel breve percorso della mostra. Essa inizia con l’estesa opera che le dà titolo: “Il pittore è il burattinaio”, dove sono raffigurati dei burattini, più simili a impiccati che a pupazzi, con le espressioni del viso contorte in smorfie. L’esposizione si snoda quindi tra piccole tele a tema, fino ad arrivare ad un’ultima parete occupata da quindici dipinti su cassette di legno disposte a forma di piramide rovescia. Si tratta della raffigurazione di un mondo di balocchi disincantati e di teste umane prive di una direzione precisa, che si affollano l’una sull’altra senza mai riuscire ad emergere con una personalità propria.
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