L’Italia come nazione e l’arte come documento. Su questi due filoni si muove l’attività di studioso, letterato, erudito, collezionista del modenese Giuseppe Campori, coltissimo “uomo di lettere” dell’Ottocento emiliano, in bilico fra la figura del collezionista e connaisseur configuratasi già da tempo nel panorama culturale italiano e la figura dello studioso moderno, senza tuttavia riuscire a sfondare il limite che porterà personaggi del calibro di Adolfo Venturi a caratterizzarsi come storici e studiosi tout court.
Come connaisseur, Campori si occupò senza distinzione di “belle arti” e di “arti minori”, facendo suo il proposito di conservare, catalogare, salvare dalla dispersione e dalla vendita sconsiderata soprattutto il patrimonio estense che rischiava spesso di essere frazionato e ceduto ai nobili soprattutto stranieri che chiedevano a lui, come ad altri eruditi modenesi, di guidarli nelle collezioni della grande casata per scoprirne i tesori e per portarne a casa, quando possibile, una parte. Come studioso moderno, riuscì a comprendere la necessità di un restauro e di una cura delle opere in senso davvero moderno, opponendosi fermamente alla campagna di “restauri” che avrebbe comportato l’integrazione – e non solo la pulitura e la conservazione – degli affreschi absidali del Duomo di Modena. Ma ancora, attraverso i suoi continui viaggi per l’Italia e i contatti stabiliti con conoscitori, cultori dell’arte e delle lettere, collezionisti e accademici, si formò una cultura che gli diede la possibilità di comprendere la storia della cultura italiana come qualcosa che andava considerato oltrepassando i limiti delle particolarità regionali e degli stati nei quali la penisola era divisa.
Furono queste spinte, questi interessi, la sua curiosità e l’impegno, la “dirittura morale” e la “serena obiettività dei giudizi” che gli riconobbe il Venturi a fare di lui una delle figure di spicco del nostro Ottocento emiliano, fermamente convinto del valore civico dell’educazione all’arte: “…perché nella contemplazione dei capolavori dell’ingegno umano l’animo anche volgare si educa, s’ingentilisce, si eleva a nobiltà di pensieri”.
Da tutto questo, dai suoi viaggi e dalle sue conoscenze, nacquero le raccolte di oggetti d’arte – vari, per l’appunto – che adesso sono confluiti nella Galleria Civica di Modena e che costituiscono, per quanto riguarda i disegni, il corpus più significativo della collezione grafica della Biblioteca Poletti, accanto al lascito dello stesso architetto Luigi Poletti.
La mostra è il risultato di una campagna di catalogazione scientifica del fondo Campori, che finalmente, dopo gli interventi degli anni Trenta e poi degli anni Settanta – cui si deve l’inizio della catalogazione scientifica ma anche, aimé, la perdita dei supporti originari dei disegni così come erano stati concepiti da Campori stesso – ora si è data obiettivi di esaustività e di valorizzazione. Dei fogli stessi prima di tutto, nella loro varia provenienza e qualità, ma anche della collezione nel suo insieme, costruita con pazienza e con la curiosità per quei fogli che non vedeva soltanto come opere e documenti dell’artista, ma come “germogli”, come lettere private, diari di un pensiero che nasceva nella mente e nella mano dell’artista e che veniva fissato lì con la stessa genuinità con la quale si può scrivere ad un amico, o a se stessi. Campori non disegnava, non poteva quindi accompagnare le sue peregrinazioni per l’Italia con schizzi, come aveva fatto il Cavalcaselle, e allora raccoglieva, “rubando” questi pensieri agli artisti che lo avevano preceduto.
In mostra cento disegni, da Palma il Giovane ad Antonio Tempesta, dal Boulanger per Sassuolo a Cantarini a Mattia Preti a Donato Creti, alla raccolta di un Anonimo Emiliano prolifico e notevole, spaziando fra il Cinquecento e l’Ottocento ancora fresco di grafite per lui che raccoglieva questi fogli. Notevole la presentazione, che fornisce anche al pubblico meno esperto quante notizie sono necessarie per comprendere cosa si ha di fronte, e che – nell’affiancare riproduzioni delle opere di cui si vedono gli studi preparatori, o nel paragone con altre opere grafiche o pittoriche – apre il pubblico alla comprensione e alla contestualizzazione di un materiale che spesso risulta difficile da avvicinare e soprattutto da esporre.
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Presentazione della mostra con immagini
Chiara Albonico
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Ho un vago ricordo di un disegno del Guercino, la "Giovinezza": ne parlò un professore a Firenze durante un corso universitario; è un argomento che ho lasciato completamente perdere; mi confermi se esiste? penso di si, comunque... ci sono disegni simili in questa raccolta?
ciao
Complimenti per l'ottimo articolo, preciso e non eccessivamente lungo. Mi sapete dire se la raccolta comprende disegni del Guercino?