Il museo della Loggetta Lombardesca di Ravenna, inaugura la stagione espositiva con l’antologica di una delle figure artistiche più complesse del secolo scorso: Alberto Giacometti. L’Istituzione Museo d’Arte della Città (Mar), già a partire dalla mostra Da Renoir a de Staël. Roberto Longhi e il moderno (2003), aveva definito una strategia espositiva aperta su due forbici. Da una parte seguire la linea dello scandaglio storiografico; l’indagine diretta su aspetti e figure nodali della storia artistica recente, con l’obiettivo dichiarato di produrre a posteriori una riflessione critica delle vicende contemporanee, al di là di pregiudizi, luoghi comuni e opinioni radicate. Dall’altra invece, creare un percorso di rassegne monografiche dedicate a protagonisti del panorama non solo nazionale.
La scelta di Giacometti, oltre a soddisfare un confessato desiderio del direttore del Mar, Claudio Spadoni, nasce soprattutto dalla natura singolare del suo “caso artistico”. La precocissima storicizzazione del suo lavoro rende possibile esercitare una duplice attività di ricerca sul suo conto: l’esegesi critica e la riflessione storiografica. In questo modo la mostra di Ravenna si pone in una posizione di mezzo tra queste due linee. L’omaggio a Giacometti conferma inoltre l’apertura del museo oltre i confini nazionali: nonostante l’italianità del nome, infatti, l’artista nasce in Val Bregaglia nell’elvetico Canton Grigioni e la sua formazione culturale è di matrice prettamente parigina.
Un’apertura a tutto campo sulla sua attività artistica: un centinaio i pezzi presenti, tra sculture -clamorosa addirittura la presenza della Femme égorgée del Guggenheim di Venezia- disegni, incisioni, dipinti e una sorta di “mostra nella mostra”, come l’ha definita Spadoni. Si tratta delle 150 litografie del libro Paris sans fin, cui Giacometti lavorò dal 1959 insieme all’editore Tériade: un racconto intimo che inscena i luoghi e i volti più cari della sua vita. Non solo, dunque, lo scultore dei surrealisti -ai quali peraltro ha dato grandissima ispirazione oltre a tante preoccupazioni- o il lucido interprete plastico dell’esistenzialismo parigino dai tardi anni Quaranta, ma innanzitutto, il libero creatore assillato dal problema dell’essere artista.
alan santarelli
mostra visitata l’8 ottobre 2004
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