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Fino al 24.II.2000 | TransAfricana | Bologna, ex-chiesa di San Giorgio in Poggiale

di - 22 Febbraio 2000

Undici diversi modi di mettere in scena la ‘diaspora’ dal Continente Nero all’Occidente. La tradizione, i simboli rituali, gli oggetti sacri e le maschere religiose creano il sostrato a partire dal quale si sta costruendo la civiltà odierna. Tali elementi si affiancano ad una modernità contraddittoria: da un lato il mondo africano cerca di entrare a far parte del movimento di globalizzazione, ma l’accesso gli viene ostruito dal razzismo e dagli interessi economico-politici dei paesi sviluppati, dall’altro si tiene saldamente ancorato alle proprie radici conservando topoi inconciliabili con la contemporaneità.
Nove artisti si concentrano principalmente su un’arte di tipo figurativo in cui ricorrono icone rituali della cultura popolare e sono utilizzati materiali od oggetti tradizionali, come legno, juta e sabbia. Questi mezzi si fondono per fornire una rappresentazione dei contrasti odierni. Così Owusu-Ankomah fa muovere solidi corpi maschili su uno sfondo di simboli tradizionali come in una danza rituale, producendo un risultato che inspiegabilmente riesce ad avvicinarsi allo stesso tempo alle pitture dei primitivi e al graffitismo degli ultimi anni. Outtara ci parla del razzismo dei giorni nostri attraverso uno scenario tra il magico e il religioso: un altare di morte e il punto di arrivo di un sentiero ghiaioso costellato di cuscini purpurei su cui poggiano pagine di quotidiani newyorkesi. Notizie di cronaca nera, di episodi antisemiti creano un percorso di sangue.
All’interno del tema generale l’esposizione vuole puntare su un’ulteriore problematica: il ruolo della donna. Quattro artiste vi si rapportano trovando differenti soluzioni. Sally Arnold studia la storia culturale della donna. Qui è presente con ‘Ancestress’, un capo femminile è il centro da cui si diparte un cerchio di ‘energia’ oro e argento. Claire Garronsky è una sudafricana bianca che vive drammaticamente la sua condizione di outsieder nella lotta contro l’apartheid. Quadri speculari in cui bianco e nero si collocano complementariamente, donne che sotto i tagli nella pelle di diverso colore nascondono lo stesso sostrato, sfondi simbolici di idee universali. I piccoli oggetti di R. Shakynovsky, invece, ispezionano con occhio scientifico problemi politici particolari. Una lente di ingrandimento mette in luce analogie sconcertanti tra il mondo occidentale e quello africano. Infine Renee Cox fotografa la rivincita della donna che si muove come una supereroina sugli scenari commerciali americani. Da notare è nche la presenza di uno dei più importanti video-artisti, Theo Eshetu, con ‘Così è la vita’. La luce è il mezzo per visualizzare i torbidi contrasti razziali: le sofferenze dei neri si alternano con i loro successi in vari campi, dallo sport, alla musica allo spettacolo. Questa mostra si inserisce in una serie di altre iniziative portate avanti dall’associazione ‘Africa e Mediterraneo’. Si vuol cercare di porre fine all’emaginazione dell’arte e della cultura Africana, per rendere effettivo quel conglomerato transculturale e transrazziale che dovrebbe contraddistinguere il nuovo millennio.

Transafricana
Artsti: Owusu Ankomah, Sally Arnold, Renèe Cox, Theo Eshetu, Claire
Gavronsky, Fathi Hassan, Ali Kichou, Victor Matthews, Outtara, Rosemarie
Shakinovsky, George Zogo.
Sede: ex-chiesa di San Giorgio in Poggiale, via Nazario Sauro 22, Bologna.
Orario: 10-13, 15.30-19 tutti i giorni.
Ingresso gratuito.

m.severo@exibart.com

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