Negli spazi espositivi della Galleria Marabini, nascosta agli occhi dei passanti e custodita all’interno di uno splendido quanto irreale cortile padronale in pieno centro di Bologna, viene ospitata una personale dell’artista torinese Marco Boggio Sella (classe 1972).
Piccola forse ma densa di significato e suggestioni emozionali. In tre sezioni della galleria, attigue ma separate da varchi comunicanti, trovano posto rispettivamente una scultura in vetroresina e legno, due grandi oli su tela e, come lo stesso curatore della mostra Guido Molinari la definisce, una living sculture.
Il territorio in cui si muove l’arte di Boggio Sella, il suo immaginario espressivo, è senza dubbio di matrice concettuale. Spinge quindi alla riflessione, all’interpretazione di scelte, accostamenti e, non ultimo, emozioni prodotte.
Si parte dall’enigmatica e “massiccia” (nella sua uniforme e splendente verniciatura) scultura di Madame Récamier: una citazione stratificata, che partendo dal quadro neoclassico di David (1800 circa), rielabora la variante surrealista magrittiana (che vedeva la ritratta tumulata in una bara “su misura”) traducendola in una scultura a dimensione naturale a sua volta “imbalsamata” in una spessa verniciatura tecnologicamente moderna.
Una rappresentazione di morte, dunque, di vita sepolta sotto qualcosa. Attraverso una varietà di segni e soluzioni (scelta dimensionale, espressiva, del colore, della metacitazione ecc.).
Ci sono poi i due dipinti: riproduzione su tela del manto di due animali esotici. Una maculatura e una striatura che rimandano a un frammento di vita, a una parte dell’animale. La raffigurazione del manto che, attaccato all’animale, ha ancora in sé la vita, ma in qualsiasi altra forma diventa oggetto morto. Vita a metà, pertanto, a cavallo come ancora una volta ci suggerisce Guido Molinari “tra naturale e artificiale, vero e simulazione, figurativo ed astratto”.
Si arriva infine all’opera più suggestiva dell’esposizione: i Bersaglieri seduti ad un vecchio tavolo immersi nella lettura di testi poetici.
Una rappresentazione – seppur rarefatta e sospesa in un tempo indefinito – di vita in atto. Cui fa da implicito contrappunto la mai troppo abusata definizione di immortalità riferita alla poesia. Si pensi, infatti, ai bersaglieri, potenziali latori di morte, alle prese con qualcosa ad essa estraneo.
Il concettualismo di Boggio Sella, visto sotto quest’angolazione, appare dunque inscritto in un percorso ben definito. In una riflessione articolata e ricca di contrasti sui concetti di vita e di morte (dell’arte forse?), capace di esprimersi attraverso quella stratificazione di segni e temi a cui abbiamo accennato parlando di Madame Récamier: ad esempio il rapporto vita (o morte)/arte/epoca, che fa (della relatività) del tempo un possibile denominatore concettuale comune a tutte le opere esposte.
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Marco Gambulla
mostra vista Lunedì 6 maggio 2002
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questo boggio banca sella non mi convince neanche un po