Your Honor di Andres Puustusmaa
Your Honor è il lavoro con cui l’estone Andres Puustusmaa ha partecipato quest’anno alla Festa del Cinema di Roma, tra i film della Selezione Ufficiale. Girato tra l’Estonia e la Finlandia, si tratta di un legal drama confezionato in un elegante bianco e nero, nordico in tutto e per tutto, alle volte anche troppo.
Il film si apre in un aula giudiziaria, con un processo ad una donna cui viene inflitta la severa pena di 15 anni di carcere da un giudice senza nome, fermo, irremovibile ed inespressivo; un giudice che intende essere l’incarnazione della giustizia. Il primo contrasto ad emergere riguarda proprio questo personaggio, che abbandonata l’aula giudiziaria e rientrato tra le mura private si rivela incapace di mantenere quell’ordine irreprensibile che incarna quando veste la toga.
Nel suo asettico appartamento vaga la presenza immaginaria e spettrale di una moglie con cui non ha saputo mantenere il rapporto, che rimarca in lui la povertà e la confusione della sua condizione emotiva. Uscito di casa, durante una passeggiata, il giudice s’imbatte nel fratello dell’imputata, che ha assistito al processo e non accetta la severità della pena inflitta. Quest’uomo cerca inutilmente di suscitare qualche reazione emotiva nel giudice, che risponde citando inespressivamente gli ordini della legge.
Accade quindi l’episodio che è il turning point del film: l’uomo della legge commette un atto criminoso. Di qui in poi si apre la parte road movie della trama, che vede il giudice coinvolto in un travagliato viaggio verso la Finlandia. Un viaggio che vuol’essere insieme esplorazione esistenziale, corsa sui limiti della ragione, percorso di espiazione, ma che in definitiva riesce debolmente nell’espressione di questi tratti.
L’incedere della trama perde ritmo, i dialoghi si fanno più radi e sterili ma i silenzi non hanno la carica adeguata per compensare. Il viaggio del giudice viene intervallato da improbabili eventi da teatrino dell’assurdo, con cui Puustusmaa cerca di inserire in modo più o meno riuscito qualche spruzzata di dark humor per speziare un flusso altrimenti povero di mordente.
Nel progredire del viaggio evolve la trasformazione della mente del giudice, che culmina in un purgatorio inscenato nel cabinato di un aereo di linea con persone che giocano d’azzardo. Qui viene invitato a giocare a poker e durante la partita conversa con un uomo che gli indica il modo corretto di sciogliere i nodi della sua situazione, prima di tornare alla città da dove è partito.
Punto di forza di Your Honor è probabilmente la fotografia, accompagnata da movimenti di camera composti ed eleganti fino alla fine. Nel complesso rimane però un film debole, poco capace di esprimere adeguatamente i toni bergmaniani e dostojevskiani del suo soggetto. Il ritmo rimane imbrigliato e rallentato dalle mancanze della trama e da una sceneggiatura troppo povera mentre le interpretazioni dei personaggi sono buone ma non abbastanza da compensare i vuoti del resto.
Dal 21 al 24 maggio, 25 presidi socioculturali aprono le porte alla città con un ricco programma di itinerari, workshop…
Alla Fondazione Giorgio Cini Eroi d’Oro ripercorre gli ultimi lavori realizzati da Georg Baselitz prima della sua morte. La mostra,…
La mostra di Stampone, aperta fino al 29 maggio presso la galleria milanese, è accompagnata da un testo critico di…
Entra nel vivo la seconda edizione di MOUE, il Festival della Grafica Sociale che anima Foggia con mostre, laboratori, talk…
Da un capolavoro di Cecily Brown da $ 4 milioni, fino alla coppia di vasi in gesso realizzati da Alberto…
Il festival Kyotographie esplora il concetto di limite attraverso mostre tra templi, architetture storiche e spazi urbani, con artisti da…