Categorie: Danza

Etna e Fuji, i vulcani fratelli: Roberto Zappalà mette in danza l’energia del mondo

di - 13 Novembre 2025

Sono considerati “fratelli” i due vulcani Fuji e Etna. L’uno espressione di silenzio e di quiete, l’altro di irrequietezza e di caos. Il primo è spento, il secondo ancora attivo. Rappresentano due civiltà. Scriveva l’antropologo, orientalista, scrittore e poeta Fosco Maraini: «L’Etna ha l’aria della vecchiezza; il Fuji è l’immagine della gioventù. Le sue linee suggeriscono il movimento, lo slancio. L’Etna è possente, ti fa pensare a un gigante saggio, talvolta è terribile. (…) Il Fuji è agile, fiero come una spada; l’Etna invece è il tempo popolato di ombre senza fine». Prende ispirazione da queste parole, tradotte in una danza ad alto tasso energico, visivo e fisico, la nuova produzione del coreografo catanese Roberto Zappalà per la sua Compagnia Zappalà Danza, Brother to Brother – dall’Etna al Fuji (debutto al Teatro Comunale di Modena per la rassegna ModenaDanza, dopo l’anteprima al Visavì Gorizia Dance Festival).

Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, Roberto Zappalà, Ph Giovanni Chiarot © Visavi

Ed è subito chiaro quanto il confronto tra i due vulcani serva a costruire in scena forme e movimenti che mettono in dialogo il carattere – o l’anima? – di due popoli distanti per cultura e natura: la danza gentile, morbida, controllata, della tradizione nipponica, a confronto con quella vigorosa, esplosiva, tellurica suscitata dalla “muntagna” (così i catanesi chiamano l’Etna), che Zappalà modella nel segno dell’astrazione, del corpo come forza propulsiva e liberatrice.

Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, Roberto Zappalà, Ph Giovanni Chiarot © Visavi

Brother to Brother si divide in due parti specchianti, spettacolarmente diverse per ritmo e schema, dove l’una sfuma nell’altra col passaggio dal lento fluire dei gesti, all’irrompere sempre più tumultuoso dei corpi sollecitati dal suono percussivo dei tamburi dei fratelli Munedaiko, gruppo dedito alla pratica del taiko della tradizione giapponese. Appena due linee nette, a piramide, sagomate sullo sfondo bianco, bastano a disegnare il Fuji. Il suono di una sirena (richiamo alla ricorrenza di Hiroshima) immobilizza i nove performer raggruppatisi dopo il loro ingresso a piccoli passi, illuminati da una luce viola sotto una pioggia di petali blu. Le movenze dei danzatori ricalcano le posture delle “geishe” del Kabuki, con le labbra appena accennate di rosso, tra inchini rituali e gesti cerimoniosi, ventagli aperti e chiusi all’unisono, minuscoli legni in mano ritmati in una passerella rarefatta e sempre più dinamica.

Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, Roberto Zappalà, Ph Giovanni Chiarot © Visavi

Il palcoscenico lattiginoso e trascolorante che li accoglie, insieme ai tre musicisti coinvolti anche nei movimenti, è spazio mentale e fisico, è terra accogliente e vibrante, è abbraccio rituale di forme e di linguaggi. Quando al cambio di atmosfera, i vestiti fiorati – camicette bianche e lunghe gonne trasparenti -, e i vaporosi tutù pastello, cedono il posto ai semplici costumi neri, i corpi irrompono come lapilli incandescenti a terremotare la scena improvvisamente accesa di rosso. L’effetto che da qui segue è dirompente.

Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, Roberto Zappalà, Ph Giovanni Chiarot © Visavi

Dall’improvviso silenzio seguìto dal suono lancinante di una sirena, la danza quasi tribale del gruppo, esplode corale, inarrestabile. La frenesia innescatasi sembra non finire mai, intrecciata com’è con la potente partitura musicale del compositore catanese Giovanni Seminerio, autore, in aggiunta alle percussioni dei Munedaiko, di un magma sonoro che alternando rarefazione e mixa voci, rumori, canti gregoriani, suoni elettronici, rock e note barocche, evocando quel meticciato mediterraneo che appartiene alla Sicilia. Meticciato sinonimo di comunità infine radunata sotto un sole che chiude lo spettacolo.

Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, Roberto Zappalà, Ph Giovanni Chiarot © Visavi

Dopo il grande successo di pubblico, sia all’anteprima di Nova Gorica in Slovenia, sia alla prima nazionale del Comunale di Modena, Brother to Brother – dall’Etna al Fuji è atteso il 15 novembre al Teatro delle Muse di Ancona, e successivamente a Pordenone, Torino e Bari.

Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, Roberto Zappalà, Ph Giovanni Chiarot © Visavi

Articoli recenti

  • Mostre

Tra i padiglioni più belli della Biennale 2026 c’è quello della Santa Sede

Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…

3 Giugno 2026 23:30
  • Mercato

Per la Next Gen del collezionismo, comprare opere non basta più

Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…

3 Giugno 2026 23:15
  • exibart.prize

exibart prize incontra Vincenzo Frattini

Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore

3 Giugno 2026 18:03
  • Design

Alessandro Mendini a Villa Giulia: le cose, le stanze, il progetto

A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…

3 Giugno 2026 18:00
  • Mostre

Quando i traumi diventano opere d’arte: la grande retrospettiva di Tracey Emin alla Tate Modern

Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…

3 Giugno 2026 17:50
  • Architettura

A Londra apre il Serpentine Pavilion 2026: ecco il progetto di LANZA atelier

In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…

3 Giugno 2026 16:10