I quattro temperamenti coreografia Nicola Simonetti
Conquistano, negli spettacoli di danza, le serate composte da un trittico, formula che mette in scena le visioni di differenti coreografi, identità distinte riunite in un’unica serata a comporre un mosaico di linguaggi diversi del contemporaneo. Porta la firma di tre giovani coreografi under 35 – Nicola Simonetti, Thomas Martino, Manoela Gonçalves – lo spettacolo PassionEspressione (al Teatro Superga di Nichelino, Torino) secondo appuntamento del progetto MuoviAmo la danza di Eko Dance Project diretto da Pompea Santoro.
Rappresenta una bella sfida e un bel segno di inventiva, di fresca scrittura coreografica, quella del giovane Nicola Simonetti di cimentarsi con la rivisitazione di un titolo come I Quattro temperamenti, capolavoro neoclassico legato al nome di George Balanchine sulla musica di Paul Hindemith (creato nel 1946), balletto senza trama, dalle linee pure, in cui l’autore, dalla creatività visionaria, apparentemente così avanti rispetto ai suoi tempi, incorporava i movimenti classici con un tocco moderno.
Dimentichiamo però Balanchine con quella serie di passi a due stilisticamente inappuntabili, e guardiamo a questa nuova, felice versione contemporanea di Simonetti, alla sua divertente e vivace lettura de I Quattro temperamenti che sceglie di costruire sulla musica di alcuni String Quartet di Felix Mendelsson. Seguendo l’idea originaria che sta alla base del balletto – ovvero la definizione della scienza medica secondo cui gli esseri umani sono composti da quattro diversi umori che determinano il temperamento di una persona: melanconico, sanguigno, flemmatico, collerico -, la coreografia presenta le quattro varianti che riflettono questi princìpi, affidandole a quattro buffe coppie con parrucche e abiti del colore che li rappresenta: rosso, bianco, giallo, azzurro.
Gli otto bravi interpreti si presentano dal fondo verso la platea in una passerella frontale, come se prendessero vita da una tavolozza di colori, per dare forma e sostanza ai rapporti di coppia nelle varie fasi della vita. Entrando e uscendo si formano i diversi abbinamenti componendo quello stato d’animo che li contraddistingue: cupo, testardo, passionale, imperturbabile e passivo, di cattivo umore e arrabbiato. Ricca di azioni bizzarre – la coppia che litiga, che grida, quella stizzosa, capricciosa, languida, irascibile -, la danza brilla di movimenti che hanno il respiro, il tono, e il “controcanto” della musica. Sembrano colorarla, seguirla senza descriverla, segno dell’intelligente corrispondenza che Simonetti ha tratto dalla selezione musicale, innervandola di gesti fluidi, tesi, plastici, enfatici, minimali, ironici, intrecciando le posture in velocità e morbidezze, plasmandole all’espressività dei danzatori.
I duetti si intrecceranno in un gioco di scambi – mescolandosi ulteriormente come pennelli della tavolozza di colori -, per avanzare, infine, schierati in proscenio, affannati e ansimanti, spogliandosi degli abiti e delle parrucche depositati a terra, per mostrarsi senza più finzione, per quello che si è: persone.
Con altra cifra e segno stilistico, Red dots del coreografo Thomas Martino parla anche di verità dell’essere umano, di fragilità , di maschere che indossiamo per proteggerci. Martino (danzatore per importanti compagnie europee, coreografo e, dal 2023 anche assistente di Edward Clug e di Drew Jacoby) muove con mano esperta e senso architettonico dei corpi nello spazio, armonizzandoli fluidamente, i diciotto giovani danzatori di Eko Dance Projet.
In body color carne e striature rosse sul viso (il rosso delle emozioni), si presentano inizialmente – e alla fine – seduti in proscenio guardando verso il pubblico, mentre dietro di loro una coppia tesse una partitura gestuale foriera di un bisogno di relazione che presto si moltiplica in tutto il gruppo. I movimenti chiari si espandono e si raggrumano in pose scultoree, si aprono in cerchi o in sequenze a terra, sempre vibranti sul tessuto sonoro che mixa atmosfere di Nadine Byrne, Sigur Ros, Shao.
La brasiliana ma di stanza in Svizzera Manoela Gonçalves, con White Papers, esplora l’interiorità dell’anima e della mente, «Perché ognuno di noi scrive segreti». La coreografia nasce dalle risposte restituite dai danzatori a delle domande da lei sollecitate, pensieri personali scritti poi su dei fogli bianchi. La prima a leggere il suo è una ragazza.
Da lì prende avvio un susseguirsi di movimenti di coppie, di gruppi che si compongono e si scompongono, di assoli silenziosi o parlati, di prese e slanci verso l’alto, di ricerca di abbracci e accettazione. Una danza rigogliosa e intima che cattura lo sguardo portandolo a scovare l’essenza di quei pensieri infine liberati nella condivisione.
L'artista svizzera Carol Bove occupa la spirale del Guggenheim Museum di New York con sculture e installazioni che dialogano con…
Parigi riscopre Giovanni Segantini con una mostra che riunisce al MusĂ©e Marmottan Monet piĂą di 60 opere provenienti da musei…
A Venezia, fino al 29 settembre 2026, una mostra archeologia esplora culti, santuari e riti legati all’acqua tra Etruschi e…
La Chiesa di Sant’Agostino di Monte San Savino, in Toscana, ospita una mostra che riunisce le opere di 40 artiste,…
Fino al 19 luglio 2026 è in corso la mostra personale di Benni Bosetto, che abita l'architettura ribaltando la percezione…
Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran continua a intensificarsi e si registrano danni anche al patrimonio culturale da…