L’idea –in fondo- è sovversiva, nel senso che rovescia con ironia e leggerezza un fatto dato per scontato.
Che gli oggetti usciti da una fabbrica siano uguali. Perfettamente identici.
Nel caso di nobody’s perfect -collezione di mobili ideata da Gaetano Pesce per l’italiana zerodisegno– accade esattamente il contrario: ogni oggetto è unico, tant’è che tutti sono firmati e datati.
Non ci sarebbe nulla di strano se si trattasse di una lavorazione artigianale, ma in questo caso gli oggetti sono prodotti in un’industria: solo che l’ultima parola –e la
Si scardina la catena di montaggio, o meglio salta qualche passaggio obbligato.
Lui – Gaetano Pesce, designer e pensatore dalle intuizioni geniali- dice con noncuranza che si tratta di un principio di serialità differenziata, pensa alle gocce di resine colate (che determineranno i colori degli oggetti) e contemporaneamente, sul filo dei pensieri, parla della separazione tra due persone. Avvicina forme e vissuto.
Pezzi separabili che chiunque può mettere insieme scrive, a proposito di nobody’s perfect.
E di pezzi –tutti diversi, unici, separabili, policromi, (anche profumati!) uniti con perni in nylon- sono fatti tavoli, sedie, scaffali e credenze: le forme seguono l’andamento irregolare delle linee curve, come fosse un disegno eseguito a mano libera, c’è qualche
La stessa leggerezza attraversa l’edition limited realizzata in collaborazione con Etro: lo stilista mette le stoffe, parti di tessuto sono incastonate nella resina che andrà a modellare i mobili, così l’effimero di una stagione sta sottovetro. Il risultato sono 99 sedie (fino a fine dicembre da Dilmos a Milano): pezzi unici, si direbbe in un’occasione come questa, se non fosse che la stessa cosa vale per ogni oggetto nobody’s perfect. Semplice, straordinario potere dell’imperfezione.
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zerodisegno
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mariacristina bastante
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