Alice Reina, popcorn, 2019, porcelain detail, studies at MIDeC Museum
Pezzi unici, artisti e designer indipendenti, edizioni limitate, un profondo rispetto per la tradizione, quella italiana, e la volontà di raccontare una storia che parli di cultura, design e arte. Questa la filosofia di Avant Craft, piattaforma curatoriale con base a Londra, ideata dall’architetta e Creative Director Valeria Zerbo insieme ad Amalia Di Lanno, art e communication manager.
Contemporary Perspectives on Italian Ceramics è la prima mostra organizzata da Avant Craft a Fitzrovia, vivace distretto creativo nel cuore di Londra, in occasione della prossima edizione della London Craft Week. L’esposizione riunisce una selezione di artisti e designer italiani indipendenti – Francesca Romana Cicia, Etra Masi, Riccardo Monachesi, Daniela Daz Moretti, Alice Reina, Anna Resmini – le cui ricerche affrontano la ceramica come terreno di indagine materica, sperimentazione scultorea e continuità culturale. Curata da Di Lanno e Zerbo, la mostra mette in luce alcune voci della scena contemporanea il cui lavoro amplia e ridefinisce i confini tra artigianato, arte e design.
Abbiamo chiesto alle due ideatrici di raccontarci la visione alla base di questo progetto artistico, in occasione della loro partecipazione alla dodicesima edizione della London Craft Week, dall’11 al 17 maggio 2026, appuntamento internazionale che riunisce, nella capitale britannica, artisti provenienti da tutto il mondo, offrendo una piattaforma d’eccellenza del craftsmanship e configurandosi come uno degli eventi più rilevanti del calendario culturale londinese.
Come è nata la vostra collaborazione, cosa rappresenta Avant Craft?
«Un’artista è stata “galeotta” di questo incontro. Era da poco iniziata la stagione autunnale e a Londra l’aria era già frizzantina, con quel leggero vento che è quasi una costante del tempo british. Decidiamo di incontrarci in un piccolo caffè di Fitzrovia che Valeria suggerisce per l’attenzione alla dimensione artigianale del fare dedicata ai prodotti e alla loro preparazione. Da subito ci intendiamo sulla “filosofia di vita”, condividere luoghi dove la cura è un valore primario. Così, attorno a un tavolo, tra cup of coffee e tea, abbiamo messo a fuoco una serie di intuizioni comuni. Amalia, da poco trasferita in città, come ulteriore tappa di un percorso internazionale che la porta a vivere e lavorare in contesti diversi; Valeria, invece, ormai londoner, vive e lavora a Londra da oltre 20 anni. Due traiettorie differenti, che si sono incontrate in un momento comune, trovando fin da subito un terreno di dialogo condiviso.
Un’affinità immediata: nel modo di intendere la progettualità nel suo processo, l’amore per l’arte e la sensibilità comune verso la ceramica, in un approccio trasversale che mette in relazione arte, architettura e design.
Iniziamo a parlare di Avant Craft, progetto che prende forma da una visione imprenditoriale con respiro internazionale, orientata a curare ogni dettaglio e a promuovere la pratica dell’artista nel suo farsi. L’attenzione si estende al processo, ai materiali, ai gesti: a ciò che precede e accompagna l’opera. Raccontiamo l’ispirazione dell’artista insieme al contesto culturale in cui la sua ricerca prende forma, con l’obiettivo di ‘far sentire’ il lavoro, instaurando una relazione emotiva con l’opera, favorendone una lettura che coinvolga non solo la comprensione, ma anche la percezione e la sensibilità».
Raccontateci del primo progetto proposto per la London Craft Week 2026 e di Fitzrovia quartiere scelto per l’exhibition?
«Contemporary Perspectives nasce come un primo atto: un progetto iniziale, concepito come momento di pratica e sperimentazione. Più che una dichiarazione definitiva, rappresenta un dispositivo aperto attraverso cui sondare possibili direzioni, del progetto, della città, e del dialogo con il pubblico nel contesto britannico.
La partecipazione alla London Craft Week si configura per noi anche come una sfida: confrontarsi con un ecosistema articolato e internazionale, mettendo alla prova un approccio curatoriale ancora in fase di definizione, ma già orientato con chiarezza.
In questo senso, Contemporary Perspectives è anche uno strumento di ascolto. Ci interessa osservare come le opere vengono accolte, quali relazioni si attivano, quali letture emergono. La raccolta di feedback, da parte di pubblico, collezionisti e professionisti, è parte integrante del progetto e ne informerà gli sviluppi futuri.
La scelta di Fitzrovia riflette questa stessa attitudine: un quartiere centrale ma stratificato, capace di accogliere una dimensione di ricerca e sperimentazione, in dialogo con una scena culturale dinamica e trasversale».
Come avete scelto gli artisti per la London Craft Week?
«La selezione è nata da un equilibrio tra collaborazioni già in corso e nuove ricerche. Alcuni artisti fanno parte di un dialogo già avviato, altri sono stati individuati per la loro capacità di sperimentare e ridefinire le possibilità espressive della ceramica. Ci interessa riunire pratiche che, attraverso forma, superficie e ricerca materica, affrontano temi come memoria, fragilità, ironia e intuizione, mantenendo un forte rigore tecnico.
Nello specifico, Francesca Romana Cicia utilizza la ceramica come traccia e frammento, conservando impressioni di natura e memoria. Etra Masi sviluppa una ricerca sulla porcellana radicata nella tradizione di Faenza, ma aperta a forme e indagini contemporanee. Riccardo Monachesi unisce strutture essenziali e colore, in un equilibrio tra rigore e ironia. Daniela Daz Moretti lavora la ceramica come linguaggio filosofico, attraverso forme che indagano ritmo e misura. Alice Reina esplora memoria e fragilità nella porcellana, mentre Anna Resmini segue un approccio intuitivo, lasciando che sia il materiale a guidare la forma».
Attualmente, che ruolo ha secondo voi la ceramica sul mercato dell’arte e del design, in Italia e in UK?
«Il posizionamento della ceramica presenta sfumature diverse tra Italia e UK. In Italia, è profondamente radicata in una tradizione di grande qualità e valore culturale, con realtà storiche di riferimento — come Faenza — che ne testimoniano l’eccellenza.
Nel Regno Unito, il contesto appare oggi più strutturato e diffuso, con una maggiore integrazione della ceramica all’interno del discorso contemporaneo tra arte e design. Questo è sostenuto da organizzazioni e piattaforme, solo per citarne alcune, come Collect, Ceramic Art London e il Crafts Council, che contribuiscono a creare un network solido e riconoscibile. A queste si affianca la London Craft Week, che offre una piattaforma diffusa e internazionale, capace di mettere in dialogo pratiche, linguaggi e pubblici diversi.
In questo scenario, il nostro lavoro si inserisce come un tentativo di mettere in dialogo queste due dimensioni, valorizzando la ceramica come mezzo espressivo capace di muoversi tra tradizione, ricerca e contemporaneità».
Come vi posizionate nel panorama che include gallerie, spazi e piattaforme artistiche indipendenti?
«Il nostro progetto si colloca in una dimensione ibrida, con una duplice natura: curatoriale, narrativa e relazionale. Da un lato, lavoriamo sulla selezione e costruzione di un discorso attorno alle opere; dall’altro, poniamo grande attenzione alla comunicazione e al racconto, come strumenti per restituire la storia e il processo che le generano. Ci interessa attivare una relazione più diretta ed emotiva con l’opera, accompagnando il pubblico attraverso una lettura che ne renda accessibili contenuti, contesto e ricerca.
A questa dimensione si affianca l’organizzazione di exhibition temporanee, pensate come momenti di esperienza e confronto, in cui le opere possono essere viste, percepite e comprese nella loro presenza fisica».
Quali sono le vostre prossime attività e proposte?
«Stiamo sviluppando collaborazioni con istituzioni italiane presenti a Londra, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra i due contesti e aprire nuove possibilità progettuali.
Parallelamente, proseguiamo il lavoro editoriale e di scouting con una serie di studio visit, incontri e interviste dedicate a nuovi designer in vista di progetti a cui già stiamo lavorando per il prossimo autunno. A questa ricerca affianchiamo un’attività di indagine critica dei principali eventi tra Italia e Regno Unito».
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