L’irriverenza, l’ironia, la trasversalità del più corteggiato tra i giovani designers iternazionali, che non ancora trentenne, può già vantare prestigiose collaborazioni con Heineken, L’Oreal, Louis Vuitton, Swatch, Kenzo, Cappellini, Artemide, Adidas, Toyota, e molti altri. Exibart gli ha rivolto alcune brevi domande.
Alla fine degli anni ’90, appena ventenne, hai creato una marque virtuelle –Liberation– dematerializzando il design e trasformandolo in sola immagine. E’ nato tutto per caso, o si è trattato piuttosto di una ben studiata strategia di marketing?
E’ stata semplicemente la voglia di dare forma ed espressione a ciò a cui non si poteva accedere. Là fuori c’era un mondo che sembrava irraggiungibile, ed io attraverso Internet ho provato a raggiungerlo.
Nel corso di questi anni si è parlato di te come l’enfant terrible del design contemporaneo, come design hacker, come nuovo Warhol…
Me ne hanno dette tante, eh? Ora-Ito è sempre lo stesso, e non cambierà mai! Io sono un po’ di tutto. Un po’ artista, un po’ designer, un po’ business man. Sono così, e non ho alcuna intenzione di cambiare. Perché dovrei?
Dalla Marque Virtuelle al Musée Ambulant: è abbastanza naturale chiedersi…What’s next?
Semplicemente continuare a percorrere la stessa strada. Sempre nella stessa direzione.
Altri progetti quindi anche in Italia?
Certo! Adoro l’Italia! E poi io sono Italiano…
Ma giochi a fare l’orientale…
Si, ma le origini della mia famiglia sono italianissime. Altro che giapponesi!
E di dove esattamente?
Torre del Greco, a due passi da Napoli!
Parliamo di materiali: tu stesso ha detto che Corian Dupont “est une incitation à la caresse sensuelle”. Possiamo parlare allora di vera love story tra Ora- Ito e CorianDupont?
In effetti forse love story è un po’ troppo. Però Corian Dupont è il materiale che meglio mi consente di dar forma alle mie idee. Ciò che mi permette di trasformare in realtà il mio mondo virtuale. Non è poco!
A nemmeno 30 anni, ce l’hai fatta! Sei riuscito a fare il gran salto ed a distinguerti tra la folla. Un consiglio ai giovani designer?
Just do it! Beh, è questo che si dice quando si diventa famosi, no? Scherzi a parte, il consiglio che viene proprio dal cuore potrebbe essere quello di credere profondamente nella forza delle proprie idee, senza pensare a tutto il resto. E poi, mai perdere l’entusiasmo. Mai! Strada facendo te ne dicono tante, ma se sai di avere delle idee, prima o poi capirai dove andare. Io non penso mai troppo, piuttosto agisco.
D’istinto?
Esatto, d’istinto. Seguo sempre il mio intuito et voilà, di solito funziona!
Beh, direi proprio che per te ha funzionato…
Ecco. Allora forse è questa la chiave…
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intervista a cura di anna russo
[exibart]
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