Giardino Alchemico. Installation view
C’è un Giardino Alchemico in mostra negli spazi milanesi di Pandolfini Casa d’Aste, in via Manzoni 45. La maison, in collaborazione con Galerie Mitterrand, presenta la mostra personale dell’artista francese Julie Hamisky, classe 1975 e nipote di Claude e François-Xavier Lalanne. Mette in scena tulipani e strutture vegetali sospese, solo apparentemente delicate: Hamisky trasforma la fragile materia organica in forme scultoree permanenti attraverso l’elettroplaccatura, una tecnica che consiste nell’immergere fiori, foglie ed elementi vegetali in un bagno galvanico attraversato da corrente elettrica. Così l’artista preserva le venature, le pieghe e le texture più delicate del materiale vivente, le fissa per sempre nel momento che precede il suo naturale decadimento. E crea giardini permanenti, sfidando la caducità della natura. A cura di Ivan Mietton, dal 22 al 26 aprile 2026.
«Variazioni di corrente, durata e temperatura producono sottili modulazioni cromatiche, dai verdi profondi e blu elettrici fino ai lilla e ai caldi toni del rame», spiega l’artista. «Ossidazione e fuoco completano la trasformazione, lasciando sottili involucri metallici che conservano ogni piega e venatura dell’origine organica». È il caso di La Géante (2024), un papavero ingrandito fino a dimensioni quasi architettoniche unisce precisione botanica e presenza scultorea. O di Aqua (2024), un lampadario composto da forme vegetali galvanizzate, trasforma la natura in struttura luminosa. Ancora, sculture come Bloom, Volcano e la serie Still Life sviluppano ulteriormente il dialogo tra ornamento, oggetto e forma autonoma.
E completa l’esposizione una selezione dei gioielli dell’artista, nei quali singoli fiori e frammenti botanici vengono conservati nella loro scala originaria. Vere e proprie opere indossabili, realizzate con la stessa tecnica di trasformazione, che permettono al corpo di diventare luogo d’incontro con una natura sospesa. «Non si sa mai davvero quale risultato darà l’elettroplaccatura, è sempre una sorpresa», rivela ancora Hamisky. «A volte il decadimento mette in evidenza una caratteristica precisa, altre volte la trasforma completamente» conclude l’artista.
Sul dialogo tra lo spazio della casa d’aste e la mostra, parla invece Pietro De Bernardi, AD di Pandolfini, che ha fortemente voluto realizzare il progetto riconoscendo nel lavoro di Julie Hamisky una sintesi ideale tra arte contemporanea, design e tradizione artigianale: «Mettere a disposizione la nostra sede per iniziative come questa significa trasformarla in un luogo vivo di incontro e scoperta», dichiara. «Vogliamo che Pandolfini sia non solo un punto di riferimento per il mercato dell’arte, ma anche un luogo culturale dove discipline e visioni diverse possano incontrarsi e generare nuove connessioni».
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