In copertina un’ immagine degli arredi nel negozio Mandarina Duck di Droog Design & NL Architects, gruppo che dopo aver reinterpretato con successo la funzione del padiglione olandese alla Biennale di Venezia, si misura ora con la demistificazione dell’ opulenza degli spazi commerciali utilizzando semplici oggetti di consumo esteticamente “molto attuali” per realizzare geniali ed allegri espositori.
Ma il piatto forte di questo numero di Domus è nelle grandi firme di un paio di saggi … articoli che potrebbero convincere alla lettura anche chi, nelle riviste, cerca soprattutto stimoli visivi. “Junk Space”, di Rem Koolhaas, non è certo Delirious NY, ma apre un tema, portante nella mostra in corso a Bordeaux, che, per chi non conosce le opere di Jerde e simili, può risultare sconvolgente. “Le Corbusier a Chandigarh”, di Charles Jencks, è importante per vari motivi; primo perché gli studenti purtroppo spesso conoscono troppo poco il maestro; secondo perché Jencks è un trovatore d’ oro nell’ Architettura, e va sempre e comunque letto; terzo perché affronta lo scottante tema della città moderna, dai motivi originali all’ istanza di conservazione.
Servizi di architettura al contorno, con negozi di Gabellino & Studio C+, e di John Pawson; e la piscina a Cranbrook di Williams + Tsien.
Interessante il settore arte con la presentazione dei lavori di Thomas Heaterwick, installazioni che travalicano ogni distinzione tra beaux-art ed applicate; con una stuzzicante rassegna fotografica di “Objects trouvés”, di Jeremy Edwards; ed infine con l’ arte tipografica di Anthony Froshaug.
Marco Felici
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