Categorie: edicola

numero 175 febbraio 2002 | Art e dossier

di - 12 Febbraio 2002

Era il 1897, quando Isabella Stewart Gardner acquistava – su consiglio di Bernard Berenson – un tondo con la Circoncisione di Cristo, opera di Cosmè Tura (1430 circa – 1494), il grande visionario di provincia (la definizione è dello stesso Berenson e di Adolfo Venturi), protagonista della stagione rinascimentale di Ferrara.
Nel 1934 Longhi propose una relazione tra quel tondo e un polittico smembrato, che l’artista ferrarese aveva dipinto nel 1470 per la chiesa olivetana di San Giorgio, nella sua città. Oggi i quattro frammenti superstiti dell’Altare Roverella sono tra i capolavori esposti in una mostra, ospitata proprio presso il Museo Isabella Stewart Gardner di Boston e dedicata ad un genio ‘riscoperto’, oggetto in questi ultimi anni di ben tre studi monografici: Cosmè Tura. Pittura e disegno nella Ferrara rinascimentale. Ce ne parla – nell’articolo che apre il numero di febbraio 2002 – proprio il curatore Stephen J. Campbell, evidenziando uno degli aspetti particolari dell’allestimento, la permeabilità tra pittura e arti decorative.
Rimaniamo ancora a Ferrara – ma questa volta siamo nel primo trentennio del ‘400 – per la lettura iconologica, che Cinzia Fratucello dedica agli affreschi di palazzo Paradiso. Meno noto di quello del Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia, questo ciclo dipinto con sensibilità cortese da un artista sconosciuto, descrive le Storie d’Ercole, snodando in riquadri alcune delle imprese dell’eroe, con rimandi a fatti politici e campagne militari di cui si era reso protagonista l’allora signore della città, il marchese Niccolò III (1393 – 1441).
Di Thomas Eakins (1844 – 1916) ha scritto Orietta Rossi Pinelli. L’occasione è la mostra allestita, fino al 12 maggio, al Musée d’Orsay di Parigi: un percorso – confronto tra unrealiste américain e lo sviluppo della fotografia. Nell’articolo è tratteggiata la figura del pittore dei pugili e dei canottieri, affascinato dalla scienza, dall’indagine dei volti, dalla realtà non ovvia ma ‘stratificata’, impastata di ombre o investita da una luce impietosa.
Proseguendo: Antonio Sant’Elia ed i progetti della metropoli futurista, la collezione del leggendario conoisseur William Beckford esposta a Londra e l’analisi ravvicinata di un ciclo di affreschi cinquecenteschi a Conegliano: li realizzò Francesco da Milano ispirandosi un po’ troppo letteralmente alle incisioni di Dürer.
Ad Alfred Sisley, in mostra a Ferrara dal 17 febbraio, è dedicato il dossier di MaryAnne Stevens.

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Maria Cristina Bastante


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