A scanso di equivoci è la stessa Ida Giannelli – che del Castello di Rivoli è direttore e della mostra è curatrice – a parlarci di Transavanguardia (1979 – 1985) di scena negli spazi del castello dell’Arte Povera: lo fa in un articolo in cui tratteggia brevemente storia, fortuna (ma anche critiche accese e giudizi contro) e peculiarità stilistiche di Cucchi, Chia, Clemente, Paladino e De Maria, mentre glissa curiosamente su Achille Bonito Oliva liquidato in poche righe come inventore del felice neologismo.
Grandi mostre protagoniste nelle pagine del numero di novembre: da Van Gogh, ennesimo, annunciato top lot della Casa dei Carraresi di Treviso, all’Impressionismo Italiano a Brescia (a proposito scrive Renato Barilli, curatore), fino a Vanvitelli padre, finalmente protagonista in un allestimento al Chiostro del Bramante (l’introduzione è di fabio Benzi, direttore artistico dello spazio romano)…
È un’analisi quanto meno realistica quella che fa Marco Vallora, provando a spiegare il mito Van Gogh, o meglio la mitografia postuma che ha incollato inesorabilmente al pittore olandese il cliche di genio incompreso: in questo caso le lettere – non solo quelle arcinote al fratello Theo, ma anche le altre scritte agli amici pittori – sono una chiave rivelatrice per svelare alcune letture falsate. Per sapere, ad esempio, che al suo arrivo a Parigi Van Gogh non era poi così tanto spaesato e che – tempo dopo – invitò Gabriel-Albert Aurier – autore di una recensione entusiasta, pubblicata sul Mercure de France – a non scrivere più a proposito dei suo quadri. Perché, almeno così confidò al fratello, mi sento troppo disperato per fare fronte alla pubblicità..
Segnaliamo, tra gli altri articoli, quello di Alberta Gnunoli dedicato a Lewis Carrol fotografo, in mostra al MoMA di San Francisco: l’argomento è delicato, perché il papà di Alice nel Paese delle Meraviglie prediligeva come modelle fanciulle giovanissime e le immortalava in scatti sofisticati e non poco allusivi (agli occhi contemporanei e post freudiani). Senza pronunciare sentenze definitive, Alberta Gnunoli analizza il culto vittoriano per i tableaux vivant e l’assoluta (ma abbastanza ipocrita) certezza che i bambini fossero creature di altra innocenza, liberi da qualsiasi – anche latente – pulsione sessuale. Una certa ambiguità continua ad avvolgere le bambine – odalische ritratte da Carrol, protagoniste di un mondo irreale che potrebbe sconfinare da un momento all’altro nel morboso: non può salvarle dalla condanna nessun’altra difesa che non sia un tentativo di lettura e di comprensione.
Di Transavanguardia si parla anche nel dossier. Lo firma – non poteva essere quasi altrimenti – Achille Bonito Oliva.
articoli correlati
Transavanguardia al Castello di Rivoli
L’età dell’impressionismo e Van Gogh, ecco la mostra dei record
non solo conformismo: il nudo vittoriano in mostra a New York
mariacristina bastante
Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…
Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…
Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore
A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…
Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…
In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…