Infuria la polemica sulle leggi in cantiere in fatto di beni culturali, a suon di proposte, controproposte, falsi equivoci, marce indietro e chiarimenti tardivi. Un documento delle Regioni su come poter mediare tra stato ed enti locali. Fanno eco le fondazioni ex-bancarie che dicono la loro strizzando un occhio alla costituzione spagnola. Infine una bella intervista a tutta pagina con Urbani, di cui non vi anticipo nulla, per non rovinarvi il piacere.
Il risultato, (ma in questo Il Giornale non c’entra nulla, siamo, ahimè! tutti vittime del nostro tempo…) è che parole come “tutela”, “valorizzazione”, “mecenatismo interessato” per il povero lettore restano vuote. Su come tutto ciò si possa e si debba concretizzare, se sarà mai consentito capirci qualcosa, lo scopriremo forse nella prossima puntata…
Intanto si apre un altro terreno di scontro: il “condono archeologico”…e anche qui aspettiamo con ansia il seguito…
Ma, tanto per ricordare al mondo che, nonostante tutto, possiamo sempre sperare di essere i primi della classe, la notizia che è stata affidata all’Italia la direzione del Dipartimento che si occuperà del recupero del patrimonio iraqueno
Non poteva rimanere senza eco in questo numero il clamoroso furto della saliera di Cellini, avvenuto recentemente a Vienna. A passarsi la palla sono un’onesta cronaca sull’accaduto, una riflessione sulle responsabilità reali dei furti d’arte, il tutto anticipato da un editoriale che spezza una lancia a favore dei poveri direttori di musei, che costernati e affranti devono fare i conti con i loro intimi sensi di colpa. E se per di più il titolo è “Le lacrime dei
Per tornare al piacere puro dell’arte, ci soccorre la guida alla Biennale di Venezia, contenuta nel numero di Vernissage , in cui troverete anche una bella chiacchierata con il tanto discusso (ma chi non lo è stato nella sua posizione?) Francesco Bonami: Europa-America, un dialogo-conflitto per ripercorrere i cinquat’anni di storia dell’esposizione, i nuovi problemi del curatore di fronte ad un pubblico che dovrebbe essere “dittatore”, la risposta all’oziosa “questione del padiglione palestinese”.
Nelle pagine centrali del Giornale, invece, l’ormai irrinunciabile mini-dossier. Questa volta tocca al mitico Francis Bacon . Stralci dell’ultima intervista. Un testamento spirituale, e non solo, perché il pittore morirà di lì a due mesi.
paola vitolo
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A che serve tentare di salvare il patrimonio dell'Iraq se in Italia ci facciamo fregare alla grande per l'incapacità di chi dovrebbe tutelare il nostro patrimonio e non svenderlo al migliore offerente? E' chiaro che mancando una visione d'insieme dei delicati problemi dei beni culturali, gli incompetenti politici che pretendono di gestire il patrimonio culturale finiranno per procurare più danni che vantaggi.