E inizia proprio con Gioacchino Pontrelli il numero invernale del periodico romano. La vicedirettrice Daniela Bigi analizza intelligentemente l’interessante corto circuito che, nella ricerca del pittore, si viene a creare dallo scontro di arte visiva e teatro. Pontrelli ha studiato scenografia all’accademia ed i suoi quadri tradiscono continuamente questa sua attitudine. In fondo all’articolo anche una piccola intervista all’artista.
Seguono lunghe pagine dedicata alla vexata quaestio dell’intreccio arte-architettura. Un articolo del direttore Roberto Lambarelli accenna anche a gloriosi numeri del passato in cui la rivista si occupò del tema (Parchi-museo di scultura all’aperto nel ‘97 e L’arte nella realtà urbana nel ’99). Poi una intervista a Pio Baldi che, in seno al Ministero della Cultura, è il responsabile per l’arte e l’architettura contemporanea. Infine una chiacchierata di Lambarelli con l’architetto genovese Giancarlo de Carlo, attuale presidente della capitolina Accademia di San Luca che nelle ultime sue iniziative è sembrata attentissima sul tema arte-architettura.
Qui parte un ampio articolo di Marco Izzolino volto a definire, attraverso il lavoro di alcuni artisti (Bianco-Valente, Scotto di Luzio, Mendoza, Perino&Vele), l’attuale panorama partenopeo. Seguono gli interventi di alcuni galleristi napoletani ed un articolo, questa volta a firma di Simona Barucco, con un’ulteriore carrellata di artisti (a tratti già affrontati sopra da Izzolino).
Antonella Marino passa in rassegna la fin troppo trascurata situazione pugliese. Con un ampia introduzione ed una carrelata su una dozzina di giovani talenti, l’articolo risulta una validissima guida sull’attuale creatività del tacco d’Italia.
Un’intervista a Giuliano Mosumeci Greco, presidente della Nissan Italia, per parlare delle prossime iniziative artistiche sponsorizzate dalla casa automobilistica nippo-francese e per annunciare, come anticipato da Exibart tempo fa, la nascita a Roma della Fondazione Nissan per l’arte contemporanea.
Il numero si conclude con trentacinque (!) pagine di minirecensioni. Troppo corte, troppo imparziali, talvolta redatte e firmate senza aver neppure visto la mostra. Molta arte e poca critica.
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