Conduce un’indagine artistica ispirata al mondo della natura, con l’uso di un segno intenso ed espressivo, che talvolta diviene traccia incisa. L’osservazione della realtà, con particolare attenzione ai dettagli più minimi, è l’attività da cui prende avvio una ricerca caratterizzata dalla contaminazione tra pittura, grafia e installazione. Linguaggi artistici differenti figurano spesso insieme dimostrando una spiccata attitudine alla sperimentazione e alla manipolazione di materiali eterogenei. La scelta di indagare con accanimento soggetti organici rappresentandoli ripetutamente attraverso un’interpretazione ambigua e segmentata, affiancata dalla presenza di impronte, tracce e macchie dai toni caldi, contraddistingue le sue opere in cui ogni specifico dettaglio rimanda ad una visione più ampia, dilatata, vibratile, suggestiva e significativa. Il tema principale è la dicotomia tra apparizione e dissolvenza , figura e de-figurazione, vita e morte, natura e artificio, arcano e realtà…
Yukang Tao (nato nel 2000) è un artista interdisciplinare che lavora nei campi delle arti elettroniche, dell’animazione, del video e della performance. Sebbene tutte le sue opere d’arte facciano riferimento al concetto di genere e osservino la relazione tra tecnologia, natura e umanità, affrontano anche temi come la sorveglianza e l’autoassorbimento della società nei media. Diventa un codice interpretato dallo spettatore in base alle proprie esperienze e punti di vista, nati da prospettive diverse nel tempo, nella cultura e nelle etnie. Nel suo lavoro, genere, potere e società si intrecciano attraverso la tecnologia più razionale, analizzando temi sensibili dell’umanità attraverso i dati. Arte e tecnologia, virtuale e precisa, i confini iniziano a sfumare e si combinano per formare una nuova utopia.
Per la migliore acquisizione significativa del lavoro proposto da Salvatore Mauro, citerei senza titubanze alcune forme espressive che hanno origine negli anni ’60, in particolare quella tipologia di lavori oggettuali ad alto contenuto tecnologico come nel concettuale di Joseph Kosuth, Dan Flavin, Maurizio Nannucci, ma con un taglio processuale vicino a Merz e un’idea neofuturista alla Marco Lodola, rimando che individua una radice linguistica mediterranea. Ma vi è anche la traslitterazione ipermoderna degli oggetti in un linguaggio che vuole diventare assemblage di segni e di comunicazione dotta alla maniera degli anni 2000, relazionando pubblico e interventi dell’artista.
Domenico Scudero
Nasce nel 1972 a Reggio Calabria. Consegue il diploma in Pittura presso un’Accademia di Belle Arti italiana e dal 2003 espone in mostre personali e collettive in Italia. Partecipa a importanti concorsi nazionali, tra cui il Premio Morlotti (finalista nel 2000), il Premio Arte Mondadori (vincitrice nel 2006) e il Premio Arte Laguna (finalista nel 2011 e 2013).
Artista completa e coerente, Tina Sgrò si identifica con i suoi interni costruiti in pennellate soffici e veloci, gremiti di piccoli dettagli tipici di un certo mondo passato, sostanziati di una luce morbida che si fa lei stessa architettura. Vive e lavora a Reggio Calabria.
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.