Come hai scoperto la tua passione per l’arte? Ci sono stati momenti o persone particolari che hanno influenzato il tuo percorso?
Fin da quando ho memoria il mio tempo è rivolto all’arte, e ora sto solo cercando di ricordare i primi periodi di vita perché credo siano stati i più fertili e spontanei. Proprio negli esordi delle prime esperienze possiamo ritrovare la nostra natura.
Fare un secchiello di sabbia è un momento particolare come lo è disegnare.
Ogni singolo oggetto o conversazione lungo il tragitto intacca, influenza e modifica il pensiero e ne apre le infinite possibilità. L’importante è raccogliere e accogliere.
Ci sono temi o concetti ricorrenti che esplori attraverso la tua arte? Cosa ti ispira maggiormente?
L’esplorazione è continua e varia come ciò che ci rigetta il mare, non c’è discriminazione tra una conchiglia e un accendino, semplicemente si divora ciò che si trova lungo il cammino. Ci si immerge a tal punto da non risalire più solo per comprenderne la profondità.
Non credo nell’ispirazione, ma nell’incontro.
Come pensi che il contesto culturale e sociale in cui vivi influenzi il tuo lavoro artistico?
Spazio, ambiente e contesto sono la culla della formazione e della crescita.
Ho sempre vissuto tra la verticalità della montagna e l’orizzontalità del mare.
Attraverso i miei luoghi e chi gli abita ho potuto comprendere come respiro.
Questa fertile energia esterna ha sempre alimentato la mia interiorità, ponendo il limite sempre oltre una metaforica scogliera.
Puoi raccontarci di un progetto o di un’opera a cui tieni particolarmente e spiegarci il motivo?
Conchiglio è un’icona, un simbolo attraverso il quale riconosco i processi della mia ricerca. Un’immagine che sintetizza tutto il romantico rapporto che attraverso alcuni elementi mette in luce una conversazione.
Mentale e visivo si danno appuntamento e generano la metafora. Ed è lo stupore nel vedere come l’elegante e fragile conchiglia si unisce al solido e grezzo sasso che permette al suo supporto, la cartavetrata, di possedere in eterno l’immagine di due innamorati.
Dipingere con difficoltà le dinamiche umane attraverso oggetti abbandonati è una modalità con cui esprimo i miei dubbi.
In che modo l’interazione con il pubblico influisce sulla tua pratica artistica? Ti capita di modificare il tuo lavoro in risposta ai feedback che ricevi?
Il pubblico è una grande fonte di auto-osservazione. I gesti, i dubbi, le espressioni, le considerazioni e ogni suo movimento nello spazio mi permettere di vedere il mio lavoro da infiniti punti di vista.
Lo spettatore è una fonte inesauribile di sapere ed è attraverso la sua osservazione che spesso si genera il lavoro.
Trovo importante l’ascolto di ogni feedback, ma sono più i consigli inconsapevoli che possono spostare il pensiero o semplicemente produrre nuove ed importanti domande.
Cosa pensi della commercializzazione dell’arte contemporanea? Pensi che possa compromettere l’integrità dell’opera o la sua funzione critica?
Penso che l’artista debba sempre lavorare non pensando mai alla questione economica, ma deve far di tutto per far sì che il suo tempo sia sacro.
Vivere dimenticandosi che un’espressione così alta di sé stesso sia scambiata per una moneta, ma pretendendo che quella moneta sia così pesante da proteggere e custodire questa libertà.
Generare con fatica un auto-spensieratezza questo è l’equilibrio su cui si sorregge il funambolo come l’artista.
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