Categorie: exibart.prize

exibart prize incontra Romano Mosconi

di - 20 Dicembre 2025

Come è iniziato il tuo percorso artistico? C’è un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato l’inizio della tua ricerca?

Fin da piccolo ho coltivato la passione del disegno e della pittura sotto la guida di mia madre Maria Rèbula (Rebulovich), apprezzata artista goriziana degli anni Quaranta. Nel seguito ho continuato nei momenti liberi della professione fino ad arrivare al 2016, quando una mia cugina, appassionata d’arte, mi ha spinto ad iniziare ad esporre. Da allora, con la sola pausa del Covid, ho sempre continuato.

Quali temi o domande guidano il tuo lavoro oggi? Cosa ti spinge a sviluppare nuove opere?

L’osservazione dei grandi maestri del passato mi ha sempre profondamente coinvolto. In particolare, per quanto possano essere distanti fra loro, la forza delle immagini del Caravaggio, gli impressionisti francesi e tutta la corrente del surrealismo per finire alle nature morte di Giorgio Morandi. Per me dipingere è un piacere. Ogni volta che termino un nuovo quadro, resto lì ad osservarlo, con un pizzico di emozione. È una mia creatura e qualunque cosa si possa pensare, rimane una mia creatura e, come tale, non c’è grande valore sufficiente a rappresentarla.

Che ruolo giocano i materiali e le tecniche nella tua pratica? Come scegli gli strumenti espressivi con cui lavorare?

Nel corso della mia attività ho sperimentato diverse tecniche e diversi materiali. Poi, trovandomi a Firenze sono stato attratto dai pittori di strada con le loro bombolette di vernice spray, così da qualche anno sto realizzando le mie opere con quei materiali, giocando con gli effetti di luce che vengono determinati da vernici a contenuto chimico diverso, integrando poi i lavori con l’uso di pennarelli indelebili.

Puoi parlarci di un’opera o un progetto a cui sei particolarmente legato? Cosa rappresenta per te e quali sfide ha comportato?

L’opera a cui sono particolarmente legato e da me realizzata si intitola “Fantasia. Ripensando il Carnevale di Arlecchino di Joan Mirò” È un grande quadro, di oltre 2 metri, ispirato all’opera magistrale del grande maestro surrealista spagnolo. L’osservazione di quel quadro ha suscitato in me profonde sensazioni che io ho riprodotto anche in altre opere, che tutte insieme, hanno originato una intera mostra personale che si è tenuta nel 2024 presso la sala Nobili Cappello della Villa Imperiale di Galliera Veneta. Proprio l’osservazione delle opere del grande maestro spagnolo hanno generato in me la voglia di seguire, fra gli altri, proprio quello stile che domina gran parte della mia produzione.

Come affronti la fase di ricerca e sviluppo di un progetto? Segui un metodo o un processo specifico?

I progetti nascono dall’osservazione del mondo che mi circonda e dalle vicende della vita quotidiana che vengono poi interpretati dalla mia fantasia e dalla mia vena artistica. Per tutti vale quanto mi accadde diversi anni fa a Toledo in Spagna. Ragionando una sera con colleghi economisti italiani, spagnoli e finlandesi, andammo a parlare della pittura astratta del grande maestro spagnolo Pablo Picasso. In quell’occasione dissi che dentro ciascuno di noi può esserci un artista e feci un piccolo disegno che a mio avviso poteva rappresentare un cavallo in corsa stilizzato e in forma astratta. Fui preso un po’ in giro, ma poi, avendo conservato quello schizzo, ho riprodotto il mio cavallo sempre più colorato e in tutte le forme e dimensioni. Quindi nessun metodo o processo specifico. Ciò che domina è l’osservazione dei fatti e delle cose. Poi intervengono la fantasia e la vena artistica a dare corpo alle mie osservazioni.

Quali sono le principali sfide che incontri come artista oggi? E come cerchi di superarle?

È sempre più difficile trovare veri amatori e intenditori dell’arte. Da quando ho intrapreso un percorso professionale nel campo della pittura, mi accorgo sempre più della difficoltà  di poter iniziare un discorso veramente serio con qualcuno che apprezzi l’arte. Si ricevono tanti complimenti da tante persone che visitano le mie mostre, ma difficilmente riesco a realizzare un approfondimento sulle mie opere e ricevere dei pareri formati. Per superare questo stato di cose cerco una sempre maggiore divulgazione di ciò che realizzo, con tutti i mezzi, in particolar modo con i social e piattaforme specializzate. Ulteriormente partecipo ad un numero ampio di collettive, per quanto possibile al di fuori dei confini italiani e qualche risultato si riesce a raggiungere.

Galleria d’arte moderna

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