Come è iniziato il tuo percorso artistico? C’è un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato l’inizio della tua ricerca?
Il piacere di creare e la libertà che ne deriva l’ho provato fin da piccolissima, e quella sensazione è rimasta immutata nel tempo. È stato però un periodo lavorativo importante, ma impersonale — come scultrice al Teatro alla Scala — a farmi comprendere quanto fosse fondamentale per me un respiro creativo personale. Da quell’esperienza è nata la necessità di seguire un percorso artistico autonomo, libero, che mi permettesse di esprimere pienamente il mio pensiero e di instaurare un dialogo diretto tra gesto, materia e idea.
Quali temi o domande guidano il tuo lavoro oggi? Cosa ti spinge a sviluppare nuove opere?
Il mio lavoro nasce da una riflessione sul tempo, sulla trasformazione e su ciò che resta in continuo mutamento. Mi interessa indagare la materia come superficie viva, capace di trattenere tracce, pensieri, passaggi emotivi. Ogni opera è un tentativo di rendere visibile un flusso interiore: un insieme di frammenti, scaglie, stratificazioni che, come i pensieri, si
accumulano, si sovrappongono e si trasformano.
Creo nuove opere per dare forma a questo movimento incessante, per esplorare il dialogo tra luce e materia, tra ordine e imprevedibilità. Il gesto ripetuto, quasi meditativo, diventa uno strumento per rallentare il tempo e ascoltarlo. In questo processo, la scultura non è mai definitiva, ma aperta: un luogo in cui il pensiero continua a muoversi.
Che ruolo giocano i materiali e le tecniche nella tua pratica? Come scegli gli strumenti espressivi con cui lavorare?
I materiali sono il punto di partenza del mio lavoro e ne determinano il ritmo, il gesto e la forma. Li scelgo per la loro capacità di trasformarsi e di dialogare con la luce. In particolare il rame e l’alluminio sono diventati centrali nella mia pratica per le loro nature complementari: il rame, più denso e caldo, trattiene il tempo e la memoria; l’alluminio, leggero e riflettente, restituisce l’idea di mutazione continua e di rinascita.
La tecnica nasce sempre da un confronto diretto con la materia. Attraverso gesti ripetuti e stratificazioni costruisco superfici vive, in cui il controllo si intreccia con l’imprevisto. Sia il rame sia l’alluminio rispondono al tocco in modo immediato, registrano il gesto e ne conservano la traccia. Gli strumenti espressivi non sono mai scelti a priori, ma emergono dal processo stesso, adattandosi alle esigenze dell’opera e accompagnando l’evoluzione del pensiero.
Puoi parlarci di un’opera o di un progetto a cui sei particolarmente legata? Cosa rappresenta per te e quali sfide ha comportato?
Un progetto a cui sono particolarmente legata è quello che ha ricevuto il Premio Speciale per la Sostenibilità nell’ambito dell’ “Arte Laguna Prize 2025 “.Il progetto nasce da una riflessione sulla possibilità di trasformare elementi di scarto della filiera dell’alluminio in una nuova forma espressiva, capace di unire ricerca materica e consapevolezza ambientale.
Per me questo progetto rappresenta un momento centrale del mio percorso, in cui la scultura diventa luogo di dialogo tra materia, tempo e responsabilità. L’alluminio, materiale ciclico per eccellenza, diventa metafora di rigenerazione e continuità, mentre il processo progettuale assume un ruolo fondamentale quanto l’opera stessa.
Le principali sfide sono state di natura concettuale e tecnica: affrontare il tema della sostenibilità senza ricorrere a soluzioni illustrative, e immaginare un linguaggio formale capace di valorizzare materiali nati per un uso industriale. Il progetto continua a evolversi come spazio di ricerca aperto, in cui il pensiero guida la forma e la materia rimane protagonista del processo creativo.
Come affronti la fase di ricerca e sviluppo di un progetto? Segui un metodo o un processo specifico?
La fase di ricerca e sviluppo dipende naturalmente dal tipo di progetto, ma in generale ogni lavoro precedente arricchisce il procedimento: ogni esperienza lascia insegnamenti e nuovi spunti su cui riflettere. Parto sempre dall’osservazione della materia, dal confronto con i materiali e dalle possibilità tecniche che offrono, ma il metodo evolve in base alle
esigenze dell’opera.
Spesso il processo è un dialogo tra idea e materia: progetto, sperimento, modifico e rielaboro, lasciando spazio all’imprevisto e agli apprendimenti che emergono lungo il percorso. In questo senso, ogni progetto diventa anche un’occasione per approfondire la mia pratica, affinare gesti e tecniche, e generare nuovi interrogativi che guideranno il lavoro successivo.
Quali sono le principali sfide che incontri come artista oggi? E come cerchi di superarle?
Le principali sfide nel contesto artistico contemporaneo riguardano l’accesso a spazi e opportunità autentiche e la difficoltà di muoversi in un ambiente talvolta dominato da logiche commerciali poco trasparenti. È complesso trovare contesti in cui il lavoro creativo possa essere valorizzato senza compromessi e dove la sperimentazione non sia
condizionata dalle mode del momento.
Per superare queste difficoltà cerco di mantenere una direzione chiara e coerente con il mio percorso, scegliendo con attenzione le collaborazioni e i contesti espositivi. La ricerca di autenticità e di dialogo reale con il pubblico e con la materia stessa rimane il mio principale punto di riferimento, insieme alla costanza nel perseguire una pratica artistica personale e sincera.
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