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exiwebart_focus | The Yes Men

di - 12 Luglio 2006

George W. Bush gli ha dato dei pezzenti, il che potrebbe bastare a farceli amare. Ma l’insulto, causato da una copia “corretta” del sito ufficiale dell’allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti, è anche una dimostrazione dell’alta visibilità mediatica che riescono a ottenere le loro performance. Il punto di partenza è quasi sempre un sito web, che replica in tutto e per tutto quello dell’obiettivo preso di mira, fatto salvo qualche piccolo particolare. L’intenzione è quella di “correggere l’identità” delle loro vittime, bypassando le ipocrisie della comunicazione ufficiale per renderla più conforme alla realtà dei fatti. Così sono nati siti come gwbush.com, gatt.org, dowethics.com, che correggono, rispettivamente, l’identità di Bush, del WTO e della Dow Chemical, che acquistando nel 2001 la Union Carbide ha ereditato la responsabilità del disastro di Bhopal. Poi capita che qualcuno vada sul sito e, senza accorgersi di queste piccole correzioni, scriva all’indirizzo indicato per invitare i rappresentanti del WTO o della Dow a una conferenza. E loro rispondono di
Nascono così gli Yes Men, che da anni impersonano quelli che loro definiscono “i più potenti criminali del mondo” in conferenze, apparizioni televisive, e ovviamente in Rete. Il loro stunt più famoso, quello che li ha visti impersonare il WTO, ha prodotto un libro e un lungometraggio, distribuito con successo negli Stati Uniti e in arrivo nelle sale italiane. In realtà Andy e Mike, le loro interfacce pubbliche, sono l’espressione (e il cervello) di un fitto network internazionale che li supporta in vari modi, ospitandoli, aiutandoli a confezionare le presentazioni, i video o le loro mascotte, o semplicemente infiltrandosi fra il pubblico dei loro interventi. Operano sul confine di ambiti diversi, senza essere riducibili a nessuno di essi: eredi della tradizione americana dei prankster, come attivisti sono troppo disinteressati all’effetto politico delle loro azioni, e come artisti hanno decisamente poco a cuore il prodotto; eppure le loro azioni scuotono l’opinione pubblica e hanno un forte impatto mediatico, mentre i loro video e le loro mascotte vengono esposti nei musei.
Così, dopo l’uomo dal fallo d’oro del WTO, ecco comparire Gilda, lo scheletro d’oro della Halliburton. Il 28 aprile 2005 uno Yes Men si presenta, con il nome fittizio di Erastus Hamm, all’International Payments Conference di Londra, per parlare come delegato della Dow dei fattori di rischio nei pagamenti end-to-end. Il suo discorso verte sul rischio e sulla possibilità, per un’azienda, di calcolare il “rischio accettabile”, quello che vale la pena di correre anche qualora comporti genocidi o disastri ambientali, e che ti lascia nell’armadio uno “scheletro d’oro”. La Dow Chemical, inventando il napalm usato in Vietnam e acquistando la Union Carbide, non ha saputo valutare bene i fattori di rischio; ha degli scheletri nell’armadio, ma non sono scheletri d’oro. Per ovviare a questo problema, l’azienda avrebbe varato un nuovo programma, l’Acceptable Risk TM, che si serve di un software -l’Acceptable Risk Calculator– in grado di valutare l’accettabilità dei fattori di rischio. Simbolo e mascotte dell’operazione è Gilda, lo scheletro d’oro che viene svelato alla fine dell’intervento attraverso un piccolo spettacolo pirotecnico. Come accaduto in precedenza durante le loro performance, il pubblico non si rende conto della finzione, e nonostante la natura paradossale –e decisamente preoccupante– delle tesi sostenute, applaude, arrivando a chiedere di sottoscrivere una licenza del software.

Il 9 maggio 2006, alla Catastrophic Loss Conference organizzata all’hotel Ritz-Carlton di Amelie Island, in Florida, il signor Fred Wolf, inviato della Halliburton (uno dei più grandi fornitori mondiali di prodotti e servizi alle industrie del gas e del petrolio), presenta una soluzione per la sopravvivenza del manager nel caso in cui un disastro ecologico renda la vita impossibile: una tuta sferica e piuttosto ridicola, ma attrezzata di gadget e di ogni possibile tecnologia.
Resta inteso che l’unica vita degna di essere salvata è quella del manager. E ovviamente, i dubbi del pubblico riguardano solo alcuni dettagli della tuta, non certo la sostanza dell’operazione e l’ideologia che implica. Ed è così che gli Yes Men, i “Jonathan Swift della Jackass Generation” (Naomi Klein), mettono a segno un altro colpo, svelando, con l’ironia devastante della loro “modesta proposta”, l’altro volto della globalizzazione.
Infine, risale al 5 giugno 2006 l’intervento, all’International Serious Games Event di Birmingham, di tale Andrew Shimery-Wolf, (sedicente) direttore della McDonald’s Interactive, (presunta) divisione ludica della McDonald’s. Nel suo intervento, Wolf ha descritto lo sviluppo, per McDonald’s, di una simulazione dell’industria del fast food, la quale però ha portato a conclusioni così preoccupanti da convincere la divisione ad abbandonare la stessa McDonald’s. L’azione non è ancora stata rivendicata, ma l’indubbia coincidenza con il loro modus operandi, alcuni dettagli di stile nel sito e nella presentazione, e infine l’utilizzo, in quest’ultima, di alcune grafiche del McDonald’s Videogame, il capolavoro di contro-advergame dell’italiana Molleindustria, insieme ad altri indizi, sembrano avvalorare la tesi di una riuscita join venture tra gli Yes Men e la factory italiana. Uniti a giocare, come improbabili eroi dei fumetti, al gioco più serio. Quello che li oppone ai criminali del pianeta.



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Dowethics.com
halliburtoncontracts.com
mcdonaldsinteractive.com
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domenico quaranta

[exibart]

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  • Questi sì che vanno al cuore del problema, altro che quell'innocuo buffoncello di Cattelan!

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