Si farà o non si farà? Annullato, sospeso, rinviato o niente di tutto ciò, le voci sul Festival di Cannes si stanno rincorrendo furiosamente in questi ultimi giorni e, nonostante un comunicato ufficiale dai toni ottimistici, sembra proprio che, alla fine, il sipario non si aprirà. «Comprendiamo la preoccupazione che ha portato il rinvio del CannesSeries e la cancellazione del MipTV, ma ad oggi non c’è alcun elemento che possa indicare il fatto che il festival non avrà luogo. Sia lo staff, che Thierry Frémaux (delegato generale del Festival, ndr) che la giuria selezionata stanno lavorando all’organizzazione dell’evento», si legge nel testo diffuso agli organi di stampa. Ma oggi il quotidiano francese Le Point riporta la dichiarazione di un membro del consiglio di amministrazione che sembra non lasciare spazio ad alcuna speranza.
«Sarà molto difficile, per non dire impossibile selezionare film provenienti da Cina, Corea, Iran, Italia e senza dubbio anche da tanti altri Paesi, sapendo che attori e registi non saranno in grado di muoversi. Mostrare film in un auditorium da 2mila non sarà possibile e il minimo allarme preoccuperà i partecipanti al festival. E che dire di Spike Lee, presidente della giuria? Conosciamo l’ipersensibilità di Hollywood ai problemi di igiene. Non riesco a vederlo stare quindici giorni nel mezzo di una folla», si legge sul sito del giornale francese, di orientamento liberale e solitamente affidabile ma che, però, non riporta il nome del portavoce. La decisione, infatti, non è stata ancora comunicata ufficialmente e la riunione del board direttivo e organizzativo è pianificata per il 15 aprile. La conferenza stampa per comunicare quanto stabilito in quella sede è già stata fissata per il 16 aprile. Quindi, per adesso, si tratterebbe solo di una indiscrezione.
Solo pochi giorni fa, su Le Figaro, era invece intervenuto Pierre Lescure, presidente della kermesse, che aveva provato a calmare le acque: «Rimaniamo ragionevolmente ottimisti nella speranza che il picco dell’epidemia sarà raggiunto a fine marzo e che respireremo un po’ meglio in aprile». Ma, anche se ad aprile la situazione dovesse migliorare drasticamente, siamo certi che possa essere prudente – e anche conveniente – organizzare una manifestazione di questa portata? Ricordiamo che l’ultima edizione del Festival di Cannes ha attirato 60mila visitatori al giorno, tra cui oltre 5mila giornalisti.
Sempre secondo la ricostruzione di Le Point, gli sponsor non sarebbero entusiasti di un Festival avvolto in un clima di incertezza. Chopard, L’Oréal, Renault e pochi altri preferirebbero un anno sabbatico, piuttosto che partecipare un red carpet sotto stretto controllo medico. Sena contare che anche i produttori e i distributori in tutto il mondo stanno rivedendo le date di uscita dei loro film. Perché presentare sulla Croisette, a maggio, un lungometraggio che uscirà nell’ultimo trimestre del 2020 o nel 2021?
Anche l’ipotesi di un rinvio sembra improbabile, considerando l’autunno caldo dei festival cinematografici. Ognuno cerca di presentare una selezione diversa e di proiettare film in prima esclusiva. Questo criterio è un requisito fondamentale a Cannes. Ci saranno abbastanza film nel portfolio per soddisfare tutte le squadre di selezione?
«Diciamo che coloro che sono preoccupati ora, guardano il mese di maggio con gli occhi del 12 marzo. Ma il festival è tra due mesi e ci aspettiamo che la situazione sia diversa e speriamo che l’epidemia si sia placata», ha confermato Frémau.
Ma in caso di annullamento, il Festival non potrà fare affidamento su una copertura assicurativa. Secondo quanto riportato da Variety, le trattative tra il Festival e la sua compagnia assicurativa, Circle Group, per una copertura da epidemie e pandemia è saltata. È stata la stessa Circle Gropu a proporla, poco più di una settimana fa, ma il board ha deciso di rifiutare e quindi il Festival non sarà coperto anche se dovesse saltare a causa di un decreto governativo.
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