In Romagna, torna il Festival Cristallino, con un focus su Leonardo

di - 7 Settembre 2019

Sabato, 7 settembre, inaugura l’VIII edizione del Festival Cristallino con la mostra “Opus Incertum”, una collettiva di dodici artisti (Claudio Ballestracci, Mauro Benzi, Jacopo Casadei, Paolo Cavinato, Giulia Marchi, Ilaria Margutti, Roberto Paci Daló, Luca Piovaccari, Anton Roca, Giovanna Sarti, Graziano Spinosi ed Erich Turroni) a cura di Roberta Bertozzi, direttore artistico della manifestazione. Anche quest’anno Cristallino si terrà tra Cesena, Ravenna e Forlì. L’operazione è scaturita da una riflessione corale intorno al processo che porta alla creazione di un’opera d’arte. Abbiamo raggiunto Bertozzi per saperne di più sul Festival Cristallino e sulla collettiva che inaugurerà questo sabato, presso lo spazio Corte Zavattini 31 di Cesena. Qui potete trovare tutte le informazioni sul programma.

Fotografie di Massimo Proli

L’ottava edizione di Cristallino ricalca concettualmente le orme di Leonardo e del suo modus operandi in una sintesi tra l’arte e il metodo “scientifico” intrinsecamente presente in essa. Come nasce il focus di quest’anno?
«Ci interessava proprio approfondire questo aspetto metodologico, del quale Leonardo è stato, senza ombra di dubbio, il massimo esponente, ossia questa naturale inscindibilità dei vari campi di esperienza. Nello specifico c’è una osservazione di Paul Valéry sul metodo di Da Vinci che ha rappresentato il vero e proprio punto di partenza della nostra ricerca: mi riferisco a un passo dove lo scrittore francese rilevava lo stretto connubio che nella pratica di Leonardo si viene a instaurare tra osservazione e immaginazione, come due fasi correlate, quasi simultanee. Avevamo desiderio di mostrare come questo avviene anche nelle discipline artistiche contemporanee, che spesso all’occhio dell’osservatore appaiono avulse da un confronto con il dato di realtà. Contrariamente a quanto si possa pensare questo confronto è continuo, nonostante nella formalizzazione successiva, nella realizzazione del manufatto definitivo risulti essere celato – anzi, sarebbe meglio dire, sublimato, sottilizzato».

Fotografie di Massimo Proli

L’opus incertum è una antica tecnica romana utilizzata ancora oggi per realizzare muri e pavimentazioni partendo da pietre dal taglio irregolare che con le facce combacianti tra loro danno come risultato un disegno casuale. Allo stesso modo per la mostra inaugurale, che accompagnerà tutta la durata del Festival Cristallino, hai invitato un gruppo eterogeneo di 12 artisti a portare una serie di progetti, dei work in progress di potenziali opere. È sempre molto interessante osservare i percorsi che portano alla creazione di lavori ancora in divenire. A volte poi questi “non lavori” finiscono per risultare ancor più suggestivi delle stesse opere, come avete lavorato in tal senso?

«In questo caso abbiamo giocato su una ambiguità terminologica. Da una parte l’opus incertum, questa tecnica che compone un “mosaico” irregolare eppure coerente, come metafora visiva di ciò che accade durante l’allestimento di una mostra collettiva. E allo stesso tempo come binomio che suggerisce lo statuto “incerto” di ciò che intendiamo per opera d’arte, sia dal punto di vista strutturale che storico. La scelta di esporre taccuini e prototipi degli artisti anziché le loro opere concluse ci ha consentito di spostare il focus sulla progettualità, sul percorso del tutto irregolare che porta alla creazione di un manufatto. La mostra funziona così come un dispositivo diretto a mettere in contatto lo spettatore con tutto quel cantiere, materiale e immateriale, che precede la definizione di una idea, dando testimonianza di un tragitto esperienziale, della sua, probabilmente interminabile, esitazione. In ultima istanza, si tratta di una mise à nu degli artisti stessi, quando nel loro desiderio di conferire forma alla realtà finiscono per muoversi sempre in un instabile equilibrio tra compiuto e incerto, detto e non detto, pieno e vuoto, letteralità e surplus simbolico».

Fotografie di Massimo Proli

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