Biennale di Istanbul 2019, Arter Museum
Nonostante la ventata di ottimismo portata dalle riaperture dei grandi appuntamenti dellâarte e della cultura, con la Biennale di Architettura di Venezia ormai alle porte e gli stand di Frieze New York allestiti allo Shed, qualcuno preferisce rimandare ancora. Un poâ in controtendenza quindi lâannuncio dello spostamento della 17ma edizione della Biennale di Istanbul che, inizialmente prevista per settembre 2021, Ăš stata riprogrammata per lâanno prossimo, dal 17 settembre al 20 novembre 2022. La decisione Ăš stata presa dalla IKSV â Istanbul Foundation for Culture and Arts, in accordo con il prestigioso advisory board della Biennale, composto da Iwona Blazwick, AyĆe Erek, Yuko Hasegawa, AgustĂn PĂ©rez Rubio, Levent ĂalıkoÄlu, con i curatori della 17ma edizione, Ute Meta Bauer, Amar Kanwar e David Teh, con i partner e con tutti i partecipanti, «In considerazione della gravitĂ della crisi sanitaria in corso in molte regioni del mondo e dellâincertezza dei prossimi mesi», fanno sapere dallâorganizzazione.
Questo perĂČ non vuol dire che si ferma tutto. Come giĂ previsto nel programma curatoriale, la Biennale di Istanbul continuare a proporsi come una piattaforma per la presentazione di diversi progetti, in particolare online, che verranno comunque presentati nel corso del 2021. Mostre e incontri in spazi fisici si terranno invece a settembre 2022.
«Potrebbe non esserci un grande raduno, nessuna riunione orchestrata in un momento e in un luogo. Invece potrebbe essere una grande dispersione, una fermentazione invisibile», scrivevano i curatori nel loro statement di presentazione della 17ma edizione. «I suoi fili si uniranno, ma si moltiplicheranno e divergeranno, a ritmi diversi, incrociandosi qua e lĂ ma senza un culmine rumoroso, senza nodo finale. PuĂČ iniziare prima che inizi e continuare anche dopo che sarĂ finita», continuavano, giocando con il linguaggio e con lâaspettativa di una manifestazione che, in ogni caso, anche se spostata a una data âdi sicurezzaâ, dovrĂ fare a meno dei grossi assembramenti.
Dalla sua prima edizione, nel lontano 1987, la Biennale di Istanbul ha saputo imporsi nel panorama internazionale e ormai affollato delle manifestazioni periodiche dedicate allâarte contemporanea, grazie anche al netto taglio curatoriale che caratterizza ogni edizione. Dopo le prime due edizioni, svoltesi sotto il coordinamento generale di Beral Madra â una figura di riferimento della critica dâarte in Turchia â la IKSV decise infatti di commissionare ogni edizione a un curatore diverso, nominato da un comitato consultivo internazionale.
Le ultime due edizioni sono state di grande qualitĂ , grazie anche a scelte curatoriali precise e di impatto: nel 2017, furono Elmgreen & Dragset a sfidare la censura turca con la loro proverbiale e sottile ironia, mentre nel 2019 a curare la Biennale di Istanbul fu Nicolas Bourriaud, che declinĂČ la sua âversioneâ in tema ambientalista, prendendo spunto dal Settimo Continente, lâisola di plastica che naviga tra gli oceani.
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