Miart
New Directions, di titolo e di fatto. In occasione dei suoi trent’anni, la fiera milanese – che già nelle intenzioni aveva dichiarato di voler fare propria la la capacità del jazz di convertire uno standard noto in un terreno fertile per l’innovazione – si presenta in una nuova sede, la South Wing di Allianz MiCo, e propone un’inedita distribuzione – che non mette però, tutti d’accordo – delle storiche sezioni di Miart. Il livello zero, il più facile e intuitivo da raggiungere (si apre immediatamente di fronte all’entrata) ospita la sezione Emergent, che offre una proposta studiata, fresca e variegata che ci fa registrare che, anche in campo di novità, la pittura si conferma sempre più forte, seguita dall’installazione e dalla ceramica. Da Istanbul arrivano le gallerie Farda Art Platform e Merkur, che presentano, rispettivamente, le artiste Güneş Terkol e Nilüfer Yıldırım. Ricorda un po’ l’Ultima Cena l’opera di Terkol esposta sulla parete esterna dello stand che dentro si riempie di tessuti leggeri e sospesi che contribuiscono a creare uno spazio fragile, abitato da figure, dove intimità, memoria e distanza si intrecciano. Yıldırım invece riunisce una selezione di opere recenti modellate attraverso stratificazione cancellazione e ritorno nel progetto Piano Piano – che strizza l’occhio all’italianissimo nostro modo di dire.
In materia di pittura una menzione va anche a Katja Farin e ai colori vividi delle sue tele che animo lo stand di GAA. Farin riprende scene quotidiane, caffetterie, giardini e telefonate per esempio, che trasforma nello sfondo di dialoghi che intrecciano traumi, sogni e distorsioni in veri e propri spazi onirici. Rispetto alla sua intensità emotiva, non è affatto da meno – ecco un’altra menzione – quella di Łukasz Stokłosa, che nello stand di Krupa Gallery mostra una serie di dipinti raffiguranti oggetti e luoghi incontrati nel corso di alcuni viaggi. I soggetti in sé non lasciano spazio a interpretazioni, sono precisamente ciò che il loro titolo dichiara: un vestito disegnato da Mariano Fortuny, uno scorcio di Palazzo Grimani a Venezia, il giardino terrazzato di Villa d’Este a Tivoli, con i suoi effetti d’acqua. Ma la modalità con la quale questi oggetti e luoghi vengono rappresentati, li permea di un tono nostalgico, di una bellezza decadente, trasportando le immagini in un tempo sospeso.
Proposta installativa, quella di Ilenia, performativa, quella di Commune – con A Swift Half di Frank Wasser, per cui assume il personaggio di un barista irlandese – e all’insegna della ceramica quelle di Alice Folker Gallery e di Galerie Fleur & Wouter con Red Lab Gallery. La prima presenta The Mirror’s Masque di Frederik Næblerød: una vera e propria una collezione di maschere in ceramica, ognuna delle quali oscilla tra il grottesco, il bizzarro e il misterioso, tutte che esplorano l’identità, la trasformazione e – appunto – le maschere che indossiamo. Le altre due gallerie invece, propongono all’interno dello stand condiviso una collaborazione tra PECORANERA e Carmen Schabracq, da cui nasce un inedito abito, la Gualdrappa, che richiama l’immaginario equestre e la tradizione del drappo ornamentale destinato a rivestire la groppa del cavallo. Il nostro giro nella sezione Emergent si chiude con l’italiana Triangolo che sceglie un solo booth – e che super booth! – di Nicole Colombo, che anche a Miart, attingendo al nostro immaginario comune, riesce a restituirci una serie di opere d’arte che rappresentano la dualità delle cose, creando personaggi astratti che ritraggono ciascuno di noi.
Scendendo di un piano, per raggiungere il livello zero, l’ordine della sezione Emergent lascia spazio a una decisamente fittissima macchia di pareti bianche: sono (tanti) gli stand della selezione Established che regala subito una chicca da non perdere. Si tratta di Martina e Alessia e portano la firma di Salvatore Astore: è Mazzoleni – presente anche in ANTHOLOGY, con una presentazione florilège di opere della recente mostra in galleria dedicata ad Albisola – a scegliere di presentare questi due disegni (1997) dell’artista che siamo soliti riconoscere per le sculture totemiche all’interno di una proposta che esplora i linguaggi espressivi di diversi artisti contemporanei, tra cui Marinella Senatore, David Reimondo e Andrea Francolino. Grande plauso dunque alla galleria, che tra tante conferme, dà concretezza al lato più romantico – almeno per me – della fiera, ovvero quello che possa essere, ancora e oltre “i soliti schemi” – un’occasione di scoperta. A proposito di conferme, nella sezione non mancano all’appello Thomas Brambilla Gallery, che pur cambiando di posto (anche lui) sa sempre far convivere all’interno dello stand e con grande armonia opere di Maggy Hambling, Robert Feintuch, Bryan Hunt, Joe Zucker, Erik Saglia – prossimo alla mostra personale in galleria – Sam Samore, Klaus Rinke, Marco Cingolani e John Giorno.
Rispondono presente anche Enrico Astuni, con una bella installazione di quadri di Christian Jankowku; Gilda Lavia, che sceglie per questa edizione Petra Feriancová, Carla Grunauer e Leonardo Petrucci; Michela Rizzo, con uno stand a tema acqua, inteso come elemento di connessione, trasformazione e memoria con opere di Matthew Attard, Enzo e Barbara, Francesco Coccolo, Francesco Jodice e Antonio Rovaldi; Prometeo Gallery, con tutto il suo parterre di artisti, dai più giovani, come Francesca Perrone, ai suoi cavalli di battaglia di sempre, come Regina José Galindo, Santiago Sierra e Giuseppe Stampone – ora in mostra in galleria; P420, dove spicca un’importante scultura di June Crespo sulla soglia dello stand dietro la quale si staglia l’opera su tessuto del palestinese Khaled Jarada.
Convince – e nei corridoi della fiera sono in molti, già alle prime ore, a pensarlo – lo stand di C+N CANEPANERI con lavori di Claudio Costa, Shuai Paolo Peng, Taisia Koroktova, Deng Shiqing e Ginevra Petrozzi che strutturano uno spazio abitabile e attrattivo, che cattura tutti gli sguardi. Catturano gli sguardi anche le opere di Alice Kettle, figura di spicco nel campo delle arti tessili capace di dare vita a opere figurative cucite, che nascono sia dalla pianificazione che dall’intuizione, in un punto d’incontro tra storie, eventi autobiografici e contemporanei, folklore e mitologia. Questi lavori sono esposti insieme a quelli di Damaris Athene, Rachel Howard e Aimée Parrott da Bo Lee Gallery, che pur rendendo omaggio alle alle forme d’arte tradizionali come la pittura a olio, i tessuti e la scultura, lascia che gli artisti mostrino la promessa di un nuovo futuro con i propri linguaggi in continua evoluzione.
A proposito di forme tradizionali, parliamo di pittura con Walter Robinson e Sang Woo Kim da Sébastien Bertrand; Georgina Gratrix – tra gli altri – da Monica De Cardenas e Valerio Adami da Dep Art Gallery. Spazio, nella sezione, anche alle gallerie con una proposta più storicizzata, tra le quali si segnalano Farsetti – che tra i grandi nomi per grandi capolavori propone anche uno speciale Gino De Dominics – e Maurizio Nobile, che presenta per l’occasione un progetto espositivo dedicato al ritratto e all’autoritratto tra XIX e XX secolo con opere di Giovanni Colacicchi, Giulio Vito Musitelli, Paolo Troubezkoy e Augusto Gadea. Il giro nella sezione Established si conclude con il colpo di scena di Gabriele Picco: ricopre di savoiardi le pareti dello stand di Ex-Elettrofonica e mette al centro un carrofunebre, modello Chevrolet nero del 1938 – approdato in fiera dopo aver viaggiato tra le vie di Milano nei giorni scorsi – con all’interno una delle sue soffici nuvole.
Via verso il secondo piano – o level due, tanto cercato da tante persone (fyi la scala mobile che porta al livello è all’ingresso della fiera, non all’interno) – dove si staglia imponente The Question (G.S.II) di Joseph Kosuth nello stan di Lia Rumma: Suppose no one asked a question, what would be the answer (Gertrude Stein). Su questo piano, dove non manca lo spazio vitale per guardare bene, Galerie Lelong propone una selezione di opere di Kiki Smith da capogiro, Peter Kilchmann non è da meno con Francis Alys, Monica Bonvicini, Yael bartana, Marion Baruch e Adrian Paci – tra gli altri – e spicca APALAZZO Gallery, con Sonia Boyce, Raul De Nieves e Francesco Vezzoli.
Andando verso l’uscita c’è chi è entusiasta e chi confessa di sentirsi un po’ disorientato. Forse è vero, come può essere vero quello che campeggiava su un arazzo in fiera: all the Great things are simple – e questo sì, che è un ottimo spunto di riflessione. Come e quanto Kosuth.
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