AMERICAN REFLEXXX, SIgne Pierce, 2013
A metà tra un’incitazione e un aggettivo qualificativo, Ibrida è il festival internazionale dedicato alle arti intermediali, che torna a Forlì per una quinta edizione divisa – o unita – a metà, tra gli spazi dello streaming e le strade della città romagnola, precisamente da EXATR e nell’Arena San Domenico. Ibridazione è senza dubbio uno dei termini chiave degli ultimi anni e, a maggior ragione, lo è diventato in questi ultimi mesi, in cui il limite tra reale e virtuale, tra il mondo “presente” e quello online, è diventato ancora più sfumato.
«Quando abbiamo iniziato con Ibrida Festival, cinque anni fa, il nostro intento era quello di portare a Forlì nuove visioni, abbracciando con uno slancio le ibridazioni dei linguaggi con un focus necessario sulla videoarte. L’idea è sempre stata quella di creare una nuova comunità temporanea in cui artisti e pubblico potessero incontrarsi e confrontarsi su questioni legate all’audiovisivo contemporaneo e, più in generale, all’arte. L’edizione 2020 sarà un’edizione speciale, perché dettata da regole di distanziamento sociale, ma non di distanziamento comunicativo e artistico», hanno spiegato Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, Direttori Artistici del Festival.
«Ibrida – Festival delle Arti Intermediali nasce nel 2015 allo scopo di indagare e divulgare le produzioni e le ricerche recenti nell’ambito dell’audiovisivo sperimentale, accogliendo in maniera del tutto naturale al suo interno anche la performance art e la musica elettronica abbinata alla sperimentazione video», hanno continuato gli ideatori della manifestazione, organizzata dalla Vertov Project con il contributo critico di Piero Deggiovanni, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. «Le Arti Intermediali, nomen omen, prevedono l’utilizzo di diversi media contemporaneamente (il video, l’installazione, la musica, la performance live), in un’ottica di ibridazione».
E così, dall’11 al 13 settembre 2020, con un’anticipazione il 4 e una coda a fine ottobre, gli appuntamenti di Ibrida prenderanno vita tra Forlì e il web. Si parte la mattina di venerdì, 4 settembre, con un incontro sulla videoarte italiana, fruibile sia dal vivo negli spazi di EXATR a Forlì che in streaming, per approfondire i nuovi linguaggi prodotti nel nostro Paese, con la presenza di critici e docenti universitari.
Nella medesima doppia modalità sarà possibile partecipare, l’11 settembre, alla presentazione della recentissima Antologia critica della videoarte italiana 2010-2020 di Piero Deggiovanni. Appuntamento anche sabato, 12 settembre, per una conversazione con vari direttori di riviste per ragionare insieme su come raccontare l’arte contemporanea in epoca (post) Covid.
Dall’11 al 13 settembre, date centrali del Festival, avrà luogo una doppia programmazione parallela: online una ricca e proteiforme scelta di video opere internazionali e, dal vivo, tre sere di eventi realizzati negli spazi dell’Arena San Domenico di Forlì. A far da anello di congiunzione tra questi due modi/mondi, venerdì 11 settembre alle 20.30, una performance realizzata in diretta ma fruibile solamente online di Mara Oscar Cassiani, artista che lavora nell’ambito della coreografia e dei nuovi media, già ospite, tra l’altro, della Quadriennale d’Arte di Roma e del Romaeuropa Festival.
Nelle tre serate, altrettanti live che vedranno alternarsi artisti di fama nazionale ed internazionale: una performance a cura del visual designer Kanaka insieme alla contrabbassista Caterina Palazzi (venerdì 11 settembre); l’audio-visual concert di Salvatore Insana con E-Cor Ensemble (sabato 12 settembre) e Archive Works con cui il percussionista e ricercatore sonoro Enrico Malatesta chiuderà l’edizione 2020 di Ibrida insieme all’artista spagnolo Carlos Casas (domenica 13 settembre). Tutti i live saranno preceduti da proiezioni di videoarte, selezionate dai diversi curatori delle sezioni del Festival.
Per il programma completo, potete dare un’occhiata qui.
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