Categorie: fiere e mercato

Brussels la sobria. Eppur vivace

di - 22 Aprile 2012
Discrezione, qualità, consapevolezza. Con  queste parole si può definire Art Brussels, la fiera della capitale belga che conferma quanto la città sia riuscita a costruire negli ultimi decenni una relazione virtuosa con l’arte contemporanea. Meno pretenziosa ma più raffinata della Fiac di Parigi, questa manifestazione, arrivata alla 30esima edizione, è espressione di un collezionismo diffuso e informato, che ha fatto aprire nella capitale belga un’articolata rete di gallerie, strutturata intorno ad alcune eccellenze come Xavier Hufkens, Almine Rech, Natalie Obadia, Greta Meert, Rodolphe Janseens, Barbara Gladstone (che ha aperto a Bruxelles l’unica sede in Europa) e Baronian-Francey, la decana delle gallerie cittadine, una serie di spazi più giovani ma estremamente dinamici come Meessen DeClerq, Vidalcuglietta e Elaine Levy.
Gallerie sostenute da collezionisti di livello internazionale, pronti a colmare lo scarso coraggio di istituzioni pubbliche poco attive sul contemporaneo con iniziative di grande levatura come le mostre organizzate dalla Maison Particulière, spazio espositivo aperto un anno fa da Myriam e Amaury de Solage, giovane coppia di collezionisti parigini che propongono a quattro collezionisti privati di presentare ognuno quindici opere legate ad un tema, come l’Origine, la Femminilità o la Leggerezza per una mostra allestita nel loro spazio per tre mesi. «La finalità della Maison è creare un territorio di condivisione, che permetta al pubblico di scoprire opere di artisti allestite in uno spazio comune, all’interno di un progetto aperto e collettivo, senza barriere o gerarchie», spiega Myriam de Solage.
Un clima dominato da un sincero interesse per l’arte che ha fatto crescere una nuova generazione di artisti emergenti come Fabrice Samyn, che interpreta la pittura come portatrice di attenzione attraverso un felice connubio tra lo studio della percezione e l’essenza della visione, o Lieven De Boeck, che ironizza sull’identità nazionale belga con una bandiera di nylon trasparente, strappata dal vento dopo essere stata esposta sulla facciata di un edificio per un anno. O ancora Mathieu Roonse, autore di dipinti che rielaborano la violenza insita in alcuni capitoli della storia dell’arte con una forza espressiva inquietante e malvagia, simile alla follia presente nelle sculture neobarocche di Thomas Leeroy, che sembrano voler mostrare il lato oscuro di maestri come Bernini o Algardi.
Due filoni paralleli sembrano connotare l’arte belga delle ultime generazioni: da una parte una dimensione ossessiva e maniacale dell’opera di matrice concettuale, spesso legata a suggestioni poetiche o letterarie, e dall’altra una visionarietà eccentrica che nasce da un surrealismo portato all’estremo, spesso macabro e paradossale nelle sue espressioni violente ed eccessive.
All’interno della fiera, che quest’anno ha riunito 182 gallerie provenienti da 25 paesi, la sezione Young Talent è apparsa la più vivace, presentando un’accurata selezione di artisti emergenti. Tra le più interessanti segnaliamo Hunt Kastner, uno spazio di Praga che propone una personale dell’artista neoconcettuale Jiri Thyn, Vidalcuglietta con Lisa Tan e il giovane Miks Mitrevics, la nostra Fluxia con le sculture di Lupo Borgonovo e Andrea de Stefani e Ellen De Bruijne Projects da Amsterdam, con Lara Almarcegui e Susan Philipsz. First Call invece ha riunito 13 gallerie che partecipano per la prima volta alla fiera, tra le quali spiccano Chert da Berlino, Gaudel de Stampa da Parigi, Mother’s Tankstation da Dublino e Norma Mangione da Torino, con un valido gruppo di opere di Francesco Barocco.

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