La sede scelta, già di per sé, è un fuoriluogo. Fuori dai consueti punti di ritrovo milanesi, gli spazi espositivi di MINT si trovano in via Tortona, al 27. 1800 metri quadrati stanziati nell’area postindustriale di Superstudio Più.
In aprile, durante il metodico appuntamento del Salone del Mobile, via Tortona diventa un catalizzatore di tendenze (e tutta l’area prende il nome di ZonaTortona). Questa zona, versatile per conformazione urbana, si presta con facilità ad eventi-satellite e vetrine-novità per moda, architettura e design. Già da tempo, Superstudio Più è metro di misura per creazioni, stranezze e curiosità. Per la prima volta però, s’insedia qui una rassegna che ha tutto il patrimonio genetico per non essere un ennesimo clone all’interno della serie di rassegne fieristiche.
MINT (acronimo di Milano Internazionale) è prima di tutto un’iniziativa privata, e poi un brand, un logo. Un’operazione di coordinamento tra strategie di marketing e comunicazione che mixa freschezza a citazioni colte (in mint conditions si traduce nell’espressione italiana come nuovo). Quotes anglosassoni a parte, questa fiera, grazie a tre comitati di selezione, applica sul pubblico degli espositori, dei collezionisti e dei visitatori una scrematura fittissima, promettendo un’alta soglia di qualità estetica. MINT diventa, così, anche sinonimo di prestigio commerciale e di forte somma (altra eco semantica dall’inglese mint).
I protagonisti, 49 espositori in tutto, sono gallerie scelte fra l’esiguo circolo europeo dell’alto antiquariato e dell’arte-da-museo. Il melange di “mercanti”, che arrivano da Firenze, Roma, Montecarlo, Londra e New York, promette curiosi accostamenti. Queste compresenze fanno si che l’esposizione mantenga, al di là degli intenti commerciali, anche un occhio di riguardo su stimolanti richiami storici e raffinati canoni estetici. MINT si ripropone, infatti, di presentare oggetti da collezione, rari, di alto valore storico e di accurato tenore artistico.
Al di là dei capogiri da prezziario, fra le opere esposte si passa da lavori di maestri dell’arte classica, a quella antica, per poi toccare opere d’alta epoca e di indubbia autenticazione. Si potrà così camminare in mezzo a paesaggi di Monet e di Bruegel il Giovane, quadri di Depero e di de Chirico, sculture di Brancusi e di Wildt, gioielli art nouveau e argenteria settecentesca, madonne di Andrea Della Robbia e statue della dinastia Ming, secretaire lombardi e cassettoni veneziani. Un insieme apolide e variegato di stili, oggetti e arredi che vagabondano senza confini di tempo e spazio.
A scongiurare l’aleggiante spirito accumulatore da wunderkammer, sarà la presenza di alcune rarità. Preziosi “nei” alternativi che solitamente scansano, o comunque trovano poco posto, nelle fiere italiane di antiquariato (vedi gli eventi ottobrini del Mercante In Fiera di Parma). Si potranno, infatti, ammirare tessuti, tappeti e drappi antichi che spaziano tra l’Asia Minore e l’Anatolia. Di una certa importanza, per appassionati e collezionisti, anche libri antichi, manoscritti e volumi cartagloria, un assaggio dell’arte amanuense di natura miniaturista.
Un ultimo pregio di MINT, caratteristica che ancora una volta salva l’evento milanese dalle consolidate consuetudini dei ritrovi fieristici pubblici, è la cura insolita prestata all’impianto strutturale degli stand. Le suddivisioni degli spazi, in via Tortona, non saranno le solite guide fatte da pannelli autoportanti di compensato o cartongesso. Tutte le gallerie saranno racchiuse all’interno di piccoli teatri a sé stanti, ma in continuo dialogo. Le sezioni architettoniche, fasciate di luce soffusa e vellutate di nero, isolano e proteggono gli oggetti.
Enormi teche-alveolo che si sviluppano seguendo linee geometriche, segmentate. L’allestimento, curato da Peter Bottazzi e Change Performing Arts, movimenterà, con ordine lineare, i percorsi di visite speciali che analizzeranno più da vicino alcuni antiquari e le peculiarità in mostra.
A partire dal 22 di novembre, grazie all’iniziativa Ascolta chi scrive, già sperimentata con successo dalla torinese Artissima (organizzata dalla medesima società), sarà possibile formare piccoli gruppi di visita che verranno guidati da un giornalista o un critico d’arte.
Un programma all’insegna della conoscenza diretta, dunque. Un’egida di spessore per un’osservazione estetica della storia dell’arte.
ginevra bria
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