«Mi sento come un cristallo, che non è il vetro e non è nemmeno la pietra preziosa». Il documentario di Alessandra Galletta, in visione online per la 25ma edizione di Artecinema, la rassegna di film d’artista a cura di Laura Trisorio, narra la quotidianità di Ettore Spalletti, metodica e contemplativa. Come un monaco buddista radicato al suo territorio, Spalletti viene raccontato e si racconta attraverso le montagne, il mare e il cielo d’Abruzzo. Le persone a lui vicine intervengono dai luoghi che lo hanno ispirato, come la sua casa a Spoltore, dalla quale la moglie Patrizia Leonelli racconta uno Spalletti privatissimo, oppure lo studio a Cappelle sul Tavo, dove Azzurra Ricci, sua assistente, ricorda un perfezionista attraverso i suoi piccoli rituali, come l’acquisto di fiori freschi tutte le mattine, prima di recarsi in studio, dove si aspettava sempre dei fogli bianchi e una matita perfettamente acuminata che, a fine giornata, il più delle volte, restavano intonsi.
Come noto, per l’artista il rapporto con lo spazio è sperimentato attraverso la luce e il colore e, da questo documentario-testamento, il concetto emerge attraverso un excursus dei suoi lavori. Una ricerca rigorosa che, per stessa ammissione dell’artista, è evoluta pochissimo negli anni e che denota in qualche maniera una forte coerenza tra modus operandi e modus vivendi.
L’immagine pubblica di Spalletti viene fuori attraverso le grandi mostre, in particolare “Un giorno così bianco, così bianco”, la grande personale del 2014 con oltre 70 opere in contemporanea in tre musei nata dal desiderio di presentare la varietà , complessità e profondità della pratica artistica del maestro, partita dal MAXXI con una grande installazione ambientale, concepita per l’occasione e composta da 17 opere, proseguita poi alla GAM di Torino e al MADRE di Napoli.
Oltre al compianto Germano Celant intervengono anche i suoi storici galleristi, in primis Lia Rumma che gli affidò la mitica inaugurazione dello spazio milanese nel maggio 2010 con “Ho visto con i miei occhi quanto è lontana la terra” e il direttore della Marian Goodman Gallery, Andrew Leslie Heyward. E poi il ricordo commosso di sua nipote, la gallerista Benedetta Spalletti anche attraverso la memoria del padre Vittoriano, amatissimo fratello di Ettore.
In chiusura, l’interessantissimo ricordo di Andrea Dall’Asta, padre gesuita e storico che apre una dimensione spirituale sull’autore attraverso la progettazione di uno dei suoi lavori forse tra i più suggestivi: la cappella di Villa Serena a Città Sant’Angelo (PE) nel 2017 in collaborazione con un architetto a Spalletti molto caro, la moglie Patrizia, che accompagnerà il suo lavoro dal loro primo incontro alla fine dei suoi giorni, esattamente un anno fa.
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