Le 100 fotografie di Walter Breveglieri, presenti da martedì 12 dicembre in Sala d’Ercole al Palazzo d’Accursio, sono molto più dell’esposizione dell’opera di un grande fotoreporter. Il repertorio del fotografo bolognese offre infatti all’osservatore attento la possibilità di conoscere Bologna e di capire come era e come è diventata la città in cinquant’anni di storia, come erano e come sono diventati i cittadini che ci vivono.
La passeggiata di un visitatore che entri nella sala procede “a balzi e saltelli”. Ciò avviene sia fisicamente che emotivamente. Fisicamente, perché ogni coppia di fotografie cattura l’attenzione e attira lo sguardo su di sé. L’ordine della mostra è in secondo piano e ognuno segue il suo interesse, la sua voglia di scoprire quegli angoli di Bologna che meglio conosce. Emotivamente, perché a volte si incontra una fotografia di un angolo che non c’è più, di uno scorcio del fiume Reno oggi sepolto sotto l’asfalto. Sono balzi del cuore, questi. Sono un tuffo nei ricordi di una vita.
Lo stesso Walter Breveglieri, purtroppo recentemente scomparso, aveva selezionato tra tutte le sue fotografie quelle che secondo lui meglio raccontavano della Bologna di ieri e di quella di oggi. Sue sono le foto di cinquant’anni fa. Sue sono le foto che con precisione a volte impressionante riprendono esattamente lo stesso punto, dalla stessa angolatura, con la stessa luce. Anche questo aspetto aiuta a rendere la mostra un’occasione unica e imperdibile: le immagini di ieri e di oggi sono state pensate e scattate dalla stessa persona. Breveglieri infatti ha fotografato negli anni cinquanta i cambiamenti architettonici di Bologna che, dopo essere stata pesantemente sfregiata dalla guerra, aveva bisogno di un volto nuovo. Queste immagini rappresentano oggi una Bologna che non c’è più. A fronte di queste foto storiche, nella sala d’Ercole vediamo quelle che ci mostrano ciò che ha cancellato la città di ieri e che forma quella di oggi.
Queste fotografie hanno dentro di sé qualcosa di vivo che permette di sentire l’atmosfera che Breveglieri aveva voluto trasmetterci. Osservando quegli scorci, non possiamo non provare nostalgia, non sentire il sapore del passato. Non possiamo non domandarci se, oltre al volto, Bologna non ha cambiato anche l’anima.
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Per saperne di più
www.bologna2000.it
Sara Taddei
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