Michal Chelbin
Ancestrale e postumano, rituale e identitario, simbolo privato e segno di appartenenza, espressione corporea di movimenti e desideri, manifestazione superficiale di sensazioni e volontà recondite, la storia del tatuaggio racconta in maniera più che aderente, come una seconda pelle, la storia degli individui e dei gruppi sociali. Ed è a questa arte, che è cultura e subcultura allo stesso modo, che è dedicata “Behind the ink”, mostra fotografica a cura di Micol Di Veroli, in esposizione all’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv. Oganizzata nell’ambito della decima edizione del Festival Photo Is:Rael, l’esposizione presenta le opere degli artisti Paolo Cenciarelli, Michal Chelbin, Guido Gazzilli, Angelo Marinelli, Roni.Mo e Yael Shachar.
Proprio per ripercorrere le vicende che hanno segnato svolte e continuità nell’assimilazione ma anche nella negazione del medium del tatuaggio, la mostra è stata accompagnata dal progetto digitale “Tattoo – Storie di inchiostro”. Attraverso otto post pubblicati sui canali Facebook e Instagram dell’Istituto Italiano di Cultura di Haifa, condivisi dall’Istituto di Tel Aviv, sono stati raccontati i momenti salienti della storia e della cultura del tatuaggio, dalla sua nascita alla sua evoluzione, fino alla sua contaminazione con l’arte contemporanea, analizzandone anche i valori socioculturali e antropologici in quanto segno in grado di generare identità.
«In un’epoca definita dalla fragilità dei comportamenti e dalla liquidità degli ideali, in cui ogni scelta sembra compiuta in tempo reale, l’arte del tatuaggio si impone come traccia di un’identità allargata, simbolo del “per sempre”», spiegano gli organizzatori. «L’evoluzione del tatuaggio negli ultimi anni racconta la storia di una nuova libertà antropologica, in cui si intrecciano la vita personale e quella sociale. Il corpo tatuato è diventato un confine e un crocevia tra le dimensioni dell’interiorità e dell’esteriorità, tra l’estetica e la rappresentazione di sé. Il tatuaggio è tra le conseguenze di una cultura postumana che legittima a «scegliere il proprio percorso identitario, fare le proprie scelte di genere, scardinando la realtà così come siamo abituati a pensarla».
La mostra all’Istituto di Tel Aviv comprende opere di artisti italiani ed israeliani che illustrano la varietà del concetto di tatuaggio assunto nei vari ambiti delle culture e sub culture dell’età contemporanea, fino agli ultimi anni, in cui abbiamo assistito a un ulteriore cambiamento – o sconfinamento – della cultura del tatuaggio. Oggi, i maestri dell’inchiostro sono considerati a tutti gli effetti artisti di fama internazionale, mentre l’iconografia del tatuaggio contamina le opere d’arte trovando spazio nei musei. In ogni epoca, il tatuaggio ha raccontato storie fatte di inchiostro, a cui l’uomo ha da sempre affidato, spesso in silenzio, in clandestinità, messaggi, valori e credenze che non avrebbe potuto comunicare in altro modo, talvolta per urlare e affermare una propria identità.
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