Alessandro Corsini, Sos Merdules, courtesy MUACC - UniversitĂ degli Studi di Cagliari
A Cagliari, il piano superiore del MUACC – Museo universitario delle arti e delle culture contemporanee si popola dei volti e delle maschere che caratterizzano le celebrazioni del Carnevale nei paesi della Barbagia, nell’entroterra sardo. Attimi sottratti allo scorrere del tempo grazie agli scatti digitali eseguiti nel marzo 2025 da Alessandro Corsini (1972), presentati nell’esposizione Carne o Ossa, curata da Simona Campus e visitabile fino all’1 giugno.
Nato a Milano ma cresciuto in Sardegna, Corsini vive e lavora a Berlino dal 2010, dopo anni trascorsi sia negli Stati Uniti che nel resto d’Europa, all’insegna di un sentimento cosmopolita. La sua ricerca è principalmente incentrata sulla fotografia fine-art in bianco e nero, il cui interesse risale agli anni della scuola media frequentata nel Maryland (USA), dove ebbe i primi contatti con la pellicola. Successivamente ha abbracciato la rivoluzione digitale interessandosi a forme ibride di produzione fotografica e audiovisiva, includendo negli ultimi anni anche un interesse verso l’Intelligenza Artificiale con uno spirito d’apertura alle innovazioni che lui stesso definisce «neo-positivista».
Nell’interessarsi ai riti carnevaleschi della Barbagia, Corsini intraprende un progetto di ricerca delle proprie radici, in una zona identitaria liminare tra sguardo interno ed esterno all’isola. Oscillando tra la consapevolezza delle proprie origini toscane e milanesi, l’attaccamento alla terra che l’ha visto crescere e l’arricchimento che gli proviene dalle esperienze di vita all’estero, Corsini ha scelto di indagare i riti di paesi quali Mamoiada, Orotelli, Ottana, Gairo, Orani, Neoneli, Austis, Ovodda, Olzai, Ortueri e Sorgono. Momenti legati a creazioni identitarie profondamente radicate nelle comunità , nonché suggestive per gli assetati occhi esterni alle realtà barbaricine: la collettività trova in queste manifestazioni degli interstizi sociali, lontani dai ritmi della quotidianità contemporanea e allo stesso tempo figli proprio della necessità , più che mai attuale, di ritrovare spazi differenti di ritualità e relazionalità .
Alessandro Corsini ha scattato oltre duemila foto di cui circa venti sono state selezionate per l’esposizione: si tratta di foto inedite che prossimamente approderanno in Germania e nel resto d’Europa. L’esposizione esplora il significato che la festività ha per il fotografo, cercando di metterne in luce i temi portanti: morte, rinascita, la ciclicità delle stagioni, una gestualità a volte violenta, eppure anche la familiarità nelle persone che condividono il rito. Gli scatti di Corsini mettono a fuoco il volto più attuale del Carnevale barbaricino: quello di «Rito annuale capace di cementare i legami tra le persone», per usare le parole di Simona Campus. Soprattutto, emerge la convivenza tra maschera e umanità ; tra personaggi spesso ferini (Sos Corriolos, S’Urtzu, Sos Merdules, Sas Filonzanas, etc.) ed essere umano; tra simbologie e concreto senso di appartenenza a un momento conviviale che non cessa di rinnovarsi.
Dietro le maschere legate alla tradizione artigianale e agro-pastorale, troviamo il volto di una cultura contemporanea pulsante che il MUACC, con rinnovato impegno verso la propria mission, indaga e restituisce alla comunitĂ e ai visitatori.
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