Categorie: Fotografia Mostre

Eve Arnold, una vita senza compromessi. La sua fotografia in mostra a Forlì

di - 2 Ottobre 2023

Trent’anni di fotografie, ma non solo: trent’anni di incontri, fortunate coincidenze e scelte impulsive. Trent’anni di viaggi, riflessioni scritte e compromessi. È questo che racconta la mostra promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, visitabile fino al 7 gennaio 2024.

Eve Arnold viene presentata attraverso i temi cui si è dedicata, tanti e diversi, ma tutti tendenti a un comune obiettivo: capire le persone e privarle di ogni etichetta, in un mondo che etichettava e catalogava ogni cosa. Non ci sono vincoli cronologici, soltanto la voglia di riportare in vita le istanze vibranti che hanno animato il lavoro della prima donna a diventare Membro Associato della storica agenzia Magnum Photos.

Eve Arnold on the set of Becket, Photo: Robert Penn, FILM: BECKET, ENGLAND, 1963
© Eve Arnold/Magnum Photos

Dagli scatti delle luci di Times Square e di una New York fugace e clandestina dei primi anni Cinquanta si passa al traumatico evento del 1959: l’aborto spontaneo. La risposta di Arnold alla tragedia è quella di chi rimane testardamente attaccata alla vita, che sceglie di analizzare il dolore anziché cercare di reprimerlo: passa mesi nel Mother Hospital di Port Jefferson per fotografare le scene più intime, brutali e poetiche della primissima fase di vita di un essere umano, i suoi primi cinque minuti. La crudezza e il calore di quelle immagini si mescolano dando vita ad una fotografia che non lascia spazio alla retorica, stroncando ogni possibilità di idealizzare la maternità.

US actress Marilyn MONROE reading Ulysses by James Joyce, Long Island, New York,
USA, 1955
© Eve Arnold/Magnum Photos

La prima sezione della mostra si chiude con un primo accenno al tema dell’emarginazione dei migranti, un caposaldo del repertorio di Arnold. Negli anni Cinquanta documenta le condizioni di vita disumane dei raccoglitori di patate schiavizzati a Long Island dalla famiglia Davis, considerata discendente dei primi coloni.

Installation view, Eve Arnold. L’opera, 1950-1980, Museo Civico San Domenico, 2023;
Courtesy Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Si continua, salendo al primo piano, con una decina di scatti che raccontano le sfilate afro nella periferia newyorkese di Harlem. Il progetto nasce come svolgimento di un compito assegnato durante il corso di fotografia, ma finisce per essere a tutti gli effetti una dichiarazione politica: rivendica l’indipendenza della comunità afroamericana e costituisce un attacco esplicito nei confronti dell’industria della moda americana. È il suo primo servizio, e c’è già tutto: la sfrontatezza nel declinare un tema elitario come quello della moda al contesto degradato della periferia, la capacità di far fronte all’inesperienza tecnica trovando nuove soluzioni, la faccia tosta di sfidare il sistema classista attraverso ritratti di gente coperta di glitter e costumi appariscenti. “Cerco di mettere da parte i timori di inadeguatezza”, scrive nella sua autobiografia In Retrospect (1995). Ed è da questo momento che inizia a farlo per davvero.

Malcolm X during his visit to enterprises owned by Black Muslims, Chicago, Illinois, USA,
1962
© Eve Arnold/Magnum Photos

Sebbene, come precisa Monica Poggi, la fotografia di Arnold “non è solo cinema”, è innegabile che i suoi scatti più iconici provengano proprio dai set hollywoodiani, ed occupano infatti la sala più spaziosa del Museo. L’artista ritrae Marlene Dietrich, rifiutandosi di ritoccare le foto come la diva le aveva chiesto; inquadra Joan Crawford, rendendola protagonista di una serie di scatti da antidiva; infine, restituisce a Marilyn Monroe quell’umanità che la fama le aveva tolto.

Eve Arnold ha occupato con forza tutti quegli spazi che le erano stati preclusi in quanto donna, in quanto figlia di migranti, in quanto ebrea. Sapeva che “l’indipendenza costa cara”, ne ha pagato il prezzo riuscendo però a non vendersi mai. Alla base della sua sconfinata carriera c’è una sincera curiosità, un’instancabile ricerca di giustizia sociale e un occhio che, come fa notare il Presidente della Fondazione Gianfranco Brunelli, distingue Chronos, il tempo che scorre, da Kairos, l’attimo fugace.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Romero Paprocki ha aperto a Milano

La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…

14 Marzo 2026 16:02
  • Personaggi

Alfredo Accatino racconta la Cerimonia Paralimpica all’Arena di Verona

Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…

14 Marzo 2026 14:30
  • Progetti e iniziative

Alla Fondazione Il Bisonte di Firenze quattro artisti rileggono la tradizione della grafica

La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…

14 Marzo 2026 12:30
  • Arte contemporanea

L’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con la poetica dell’antifragile di Margaret Whyte

Margaret Whyte rappresenterà l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…

14 Marzo 2026 11:30
  • Attualità

Chi ha bisogno del vero nome di Banksy? Anonimato e potere in cinque opere chiave

L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…

14 Marzo 2026 10:51
  • Mostre

Nella soglia della pittura: Bonenti, Kokanovic e Zolfaghari alla Galleria Heimat di Roma

Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…

14 Marzo 2026 10:30