Categorie: Fotografia

Fabio Sandri, Io|N – Gaggenau DesignElementi Hub

di - 10 Giugno 2021

“Io|N” è la personale dedicata al maestro dell’off-camera Fabio Sandri all’interno del Gaggenau DesignElementi Hub. A cura di Sabino Maria Frassà, è visitabile sino al 29 luglio 2021.

In “Io|N” Sandri indaga il confine – sempre più labile e impercettibile – tra noi e gli Altri. Non solo, mediante due grandi installazioni fotografiche analizza anche il concetto di spazio e il rapporto di questo con il corpo senza l’ausilio di alcuna lente.

Per Frassà, «La fotografia per Fabio Sandri è altro dalla restituzione retinica, cerca di essere lo strumento per indagare l’essenza della realtà nella sua totalità che si rivela nell’interazione tra materia e luce».

Le opere sono sfuggenti e informi. Vi è la frustrazione dell’indefinito, tipica di tutto il suo lavoro. Una vera e propria sfida al concetto di fotografia, concepita come il miglior modo per rappresentare oggettivamente e nitidamente la realtà.

«Per Sandri non esiste alcun grado di separazione tra l’io e l’altro da sé. Chi sono io? L’altro. Io sono la realtà, lo spazio in cui esisto, mai da solo. Sono quindi anche tutto ciò che è altro da me, sono un infinito noi», aggiunge Frassà.

Dai lavori emergono tutte le suggestioni che hanno ispirato Sandri, da Bacon a Giacometti e Vedova. Di Vedova, spiega Sabino, ha ripreso l’andar al di là dei contorni e dei confini nell’arte contemporanea.

Nelle opere del fotografo, la luce diventa lo strumento per il disvelamento del reale. La fotografia e i suoi strumenti sono indagati nella loro essenza, che coincide con l’impronta su supporto fotosensibile a contatto diretto con la materialità dei luoghi. La carta fotografica gioca un ruolo chiave, crea volume. È materia e dentro di lei abita l’uomo, che non è protagonista, ma co-abita il perimetro.

“Autoritratti”, Fabio Sandri, ©Francesca Piovesan, Courtesy l’artista, Gaggenau e Cramum

Gli autoritratti

“Io|N” presenta una serie di Autoritratti, in cui ad essere ritratto non è l’artista, ma è il pubblico che decide di farsi rappresentare, ponendosi davanti al mezzo fotografico.

Come sottolinea Sabino Frassà, «Sandri ci porta a prendere delle decisioni, a riflettere su di noi nello spazio chiedendoci di resistere e stare fermi per imprimere la nostra immagine attraverso il video sulla carte fotografica».

Mediante i suoi scatti, Sandri evidenzia che, nella società contemporanea, gli autoritratti non sono che immagini di spettri ed ologrammi.

In Incarnato-Filtro, la figura umana scompare. L’opera ha una matrice collettiva benché composta dall’impressione di tutte impronte delle persone che hanno vissuto una mostra.

“Stanze”, Fabio Sandri, ©Francesca Piovesan, Courtesy l’artista, Gaggenau e Cramum

Lo spazio

Sandri si rifà al grande formato e abbraccia il visitatore, le sue ombre e proiezioni. Questo accade in Stanze, dove lavora con tecniche di off-camera che prevedono il contatto con la carta fotografica. Come spiega Sandri, «L’idea di precipitato credo identifichi il senso e l’uso peculiare della fotografia nel mio lavoro, che si distingue dalla fotografia intesa come riproduzione meccanica in trompe-l’oeil e in generale da quello dell’immagine ottenuta da stampa da negativo o con l’ausilio della macchina fotografica».

La serie delle Stanze ritrae rilevamenti di ambienti realizzati stendendo la carta fotografica direttamente sul pavimento, è una stampa diretta e in scala 1:1. Sandri ci porta all’interno della stanza, completamente. In questo campo, la ricerca è poi mutata in “avvolgimento”. Gli ambienti impressi sulla carta sono ripiegati e promanò un frammento, che diviene custode dello spazio.

“Nucleo”, Fabio Sandri, ©Francesca Piovesan, Courtesy l’artista, Gaggenau e Cramum

Inquietudine

“Chi sono io?”

“Io sono la realtà in cui esisto”

Cuore della mostra è Nucleo, un’installazione composta da un ritratto su carta fotografica ed una struttura di metallo.

Dal canto suo, esprime l’inquietudine e la mostruosità dell’ego umano. L’immagine ritrae una persona, rimasta ferma per 15 minuti, ossia il tempo necessario per fissare la propria immagine sulla carta. L’artista ha chiesto un atto di resistenza fisica e materica. Il risultato è il ritratto di figura umana di cui non si distinguono le sembianze.

L’opera, in forma di nucleo, richiama un principio di costruzione potenziale, aprendo una visione verso il futuro.

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