Henri Cartier-Bresson, Siena, 1953 © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos
Due sguardi, due epoche, due prospettive complementari sull’Italia del secolo scorso: dal 14 febbraio 2025, Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino inaugura il nuovo anno espositivo con due mostre dedicate a due maestri della fotografia del Novecento. Da un lato, Henri Cartier-Bresson, il suo sguardo universale capace di catturare, con sensibilità umanista, l’anima di un Paese in trasformazione. Dall’altro, Riccardo Moncalvo, raffinato interprete della quotidianità torinese, meticoloso nella cura del dettaglio e pionieristico nella sperimentazione cromatica. Due percorsi distinti e intrecciati, che restituiscono un mosaico di impressioni sul nostro Paese.
Visitabile fino al 2 giugno 2025, la mostra dedicata a Henri Cartier-Bresson, curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, direttore di Camera, in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, propone un viaggio cronologico attraverso l’Italia, dai primi anni Trenta fino agli anni Settanta, attraverso 160 scatti e materiale d’archivio.
Cartier-Bresson, considerato il padre del fotogiornalismo moderno e definito “l’occhio del secolo”, sviluppò in Italia quella sensibilità estetica che avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera. Il suo primo viaggio nel 1932 fu cruciale: l’Italia divenne per lui una palestra visiva dove affinò la sua straordinaria capacità di cogliere l’istante decisivo, ossia quell’attimo irripetibile in cui forma, luce ed emozione si fondono perfettamente.
Negli anni successivi, Cartier-Bresson tornò in Italia in veste di fotoreporter per testate internazionali, documentando la complessità del dopoguerra. Le sue fotografie raccontano un Paese sospeso tra antiche tradizioni e profonde trasformazioni sociali, immortalando la quotidianità di Roma, Napoli e Venezia e ritraendo intellettuali come Cesare Pavese e Giorgio Bassani. Negli anni Settanta, il suo sguardo si rivolse al rapporto tra uomo e macchina, testimoniato dai servizi sugli stabilimenti Olivetti di Pozzuoli e Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco, simboli di un’Italia in pieno sviluppo industriale.
Parallelamente, la Project Room di Camera ospita la retrospettiva su Riccardo Moncalvo, a cura di Barbara Bergaglio con contributi di Walter Guadagnini e Andrea Tinterri. Nato a Torino nel 1915, Moncalvo si avvicinò alla fotografia giovanissimo, seguendo il padre nell’atelier di Fotografia Artistica e Industriale. La sua carriera si sviluppò tra le due guerre, con lavori pubblicati su prestigiose riviste e una pionieristica sperimentazione nella stampa a colori, che lo consacrò tra i protagonisti della fotografia italiana.
La mostra, visitabile fino al 6 aprile 2025, presenta 60 stampe vintage, in bianco e nero e a colori, provenienti dall’Archivio Riccardo Moncalvo e da collezioni private. Queste immagini ripercorrono quasi 60 anni di storia, testimoniando la versatilità di Moncalvo nel passare dalla fotografia industriale ai ritratti, dai paesaggi urbani alle immagini di moda. La sua capacità di cogliere l’eleganza della quotidianità si riflette in scatti che, pur nella loro apparente semplicità, rivelano uno studio attento della luce e della composizione.
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