Categorie: Fotografia

Molichrom 2026, a Campobasso la fotografia indaga la violenza di genere

di - 17 Marzo 2026

Dal 20 marzo al 30 aprile 2026, Campobasso ospita la quinta edizione di Molichrom – Festival della Fotografia Nomade, progetto che negli ultimi anni ha progressivamente definito un proprio spazio nel panorama della fotografia contemporanea italiana, con un’impostazione orientata al dialogo tra dimensione locale e questioni globali. Sotto la direzione artistica di Eolo Perfido, ideato insieme all’associazione Tèkne, il festival torna negli spazi di Palazzo GIL, con un programma che comprende mostre, incontri, proiezioni e workshop.

Zaira Stabile

Fin dalle prime edizioni, Molichrom ha assunto il nomadismo come chiave di lettura del presente, affrontandolo attraverso temi come l’identità, le migrazioni e i conflitti. Nel 2026, questa traiettoria si concentra sulla violenza di genere, interpretata come fenomeno sistemico che attraversa contesti geografici, sociali e culturali differenti. Il corpo, in questa prospettiva, diventa il luogo in cui si inscrivono dinamiche di dominio, resistenza e trasformazione.

Cinzia Canneri, Addis Ababa, Ethiopia. 31 October 2017. Yohanna (22) resting with her mother’s hand on her arm after receiving treatment for complications following the removal of a kidney. Girls attempting to flee Eritrea are often shot in the stomach by military police to prevent them from having children.

Il nucleo principale del festival Molichrom 2026 è la mostra I corpi delle donne come campi di battaglia – Women’s Bodies as Battlefields della fotogiornalista Cinzia Canneri, vincitrice del World Press Photo 2025 nella categoria Long-Term Projects per la regione Africa. Il progetto, sviluppato tra Eritrea, Etiopia e Sudan, documenta le esperienze di donne eritree e tigrine costrette alla fuga da regimi repressivi e da un conflitto segnato anche dall’uso della violenza sessuale come strumento di controllo. Le immagini costruiscono un racconto scandito da vulnerabilità e resilienza, restituendo al corpo femminile una dimensione complessa, al tempo stesso segnata dagli eventi e proattiva.

Cinzia Canneri, Neblet, Tigray, Ethiopia. 7 April 2024. Girls laughing with each other in a moment of rest in the military camp. The girls enlisted are very young, because girls who mostly had no children and felt more protected within an army than in their villages chose to join the army.

Accanto alla mostra internazionale, il festival Molichrom 2026 propone una riflessione radicata nel territorio con Ciò che resta invisibile. Sguardi sulla violenza di genere, progetto collettivo sviluppato in collaborazione con associazioni fotografiche locali e Centri Antiviolenza del Molise. Il lavoro si configura come un osservatorio visivo sulle forme quotidiane della violenza, mettendo in evidenza dinamiche spesso difficili da riconoscere, soprattutto in contesti caratterizzati da forte prossimità sociale e limitato accesso ai servizi di supporto. In questo senso, il nomadismo indagato dal festival si estende oltre lo spostamento geografico, includendo percorsi interiori di ridefinizione identitaria.

Il programma si completa con una serie di appuntamenti pubblici. Il 20 marzo, al Teatro Savoia, Cinzia Canneri sarà protagonista di un incontro dedicato alla sua ricerca e alla dimensione geopolitica delle immagini. Il giorno successivo, la proiezione del film In questo mondo di Anna Kauber offrirà uno sguardo sulle esperienze delle donne pastore e sulle forme di autonomia nei contesti rurali, seguita da un dialogo con la regista. Il 22 marzo, Remo Pareschi, docente dell’Università del Molise, affronterà il rapporto tra intelligenza artificiale, fotografia e rappresentazione, con particolare attenzione ai bias algoritmici e alle implicazioni delle immagini sintetiche.

Tra le attività formative, il workshop Radici, condotto da Fabio Moscatelli il 28 e 29 marzo, propone un’esperienza di esplorazione dei paesaggi e delle comunità del territorio, orientata a indagare le modalità attraverso cui le relazioni sociali e culturali possono essere tradotte in narrazione visiva.

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