Kris 'Curtiz' De Meester Warhol on Climate Change 2023 video 1080 x 1080 pixel
Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Kris “Curtiz” De Meester.
Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?
«L’arte, per me, è un dialogo intimo con il mio io più profondo, un viaggio riflessivo che attraversa il labirinto della mia coscienza. Ogni pezzo che creo nasce da un processo intuitivo, un flusso organico in cui una scoperta porta senza soluzione di continuità a un’altra. In questo viaggio perpetuo, confronto le mie convinzioni, vulnerabilità e aspirazioni. L’arte, quindi, diventa uno specchio: a volte riflette il mio vero io e altre volte svela aspetti nascosti della mia identità. Questa interazione dinamica tra riconoscimento e rivelazione è l’essenza della mia espressione artistica».
Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?
«Nella mia pratica artistica, trascendo i confini convenzionali dell’identità di genere, abbracciando la fluidità e l’unicità dell’esperienza umana. Percepisco l’umanità come uno spettro, dove nessun individuo è interamente definito da un unico genere. Questa prospettiva è liberatoria e consente di celebrare la nostra particolarità come fonte di forza. La mia arte riflette questa filosofia, incarnando un’essenza umana universale che sfida la categorizzazione e difende la bellezza dell’individualità».
Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?
«Personalmente, trovo poco importante aderire agli standard sociali di apparenza. Tuttavia, come artista, la cura della mia personalità pubblica è cruciale. I collezionisti d’arte investono non solo nell’opera d’arte fisica ma anche nella persona dell’artista. Comprendere le sfumature della percezione mi consente di creare una narrativa avvincente e una presenza estetica. Questa presentazione strategica è parte integrante della mia identità artistica, permettendomi di coinvolgere e entrare in risonanza con il mio pubblico a un livello più profondo».
Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?
«Oggi mi sforzo di incarnare l’autenticità e la complessità nella mia rappresentazione artistica. Il mio obiettivo è presentarmi come un individuo poliedrico, qualcuno che naviga nella complessità delle emozioni con intensità e controllo. Abbracciando e proiettando queste complessità, creo una persona che affascina e confonde, sfruttando il potere dell’enigma per coinvolgere e conquistare il mondo dell’arte».
ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?
«Mi avvicino alla mia esistenza di artista con un senso di istintiva autenticità, evitando un’analisi eccessiva in favore di preservare un’aria di misticità. Questo abbraccio consapevole all’ambiguità mi consente di mantenere una presenza accattivante, che rispecchia la natura complessa e spesso contraddittoria dell’esperienza umana. In tal modo, sostengo l’incantevole confusione che alimenta l’intrigo artistico e l’innovazione».
Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?
«Sono soddisfatto dell’identità in cui “abito”, trovando realizzazione nella libertà di sfidare le etichette convenzionali e resistere alla reclusione. Il mio percorso artistico è caratterizzato dal rifiuto di essere rinchiuso in ruoli predefiniti, celebrando invece le illimitate possibilità di autoespressione e impegno culturale. Questa posizione mi consente di navigare e modellare la mia narrativa con creatività sfrenata».
Kris ‘Curtiz’ De Meester è un artista visivo con sede in Belgio. Ha iniziato il suo viaggio come regista e gradualmente si è spostato verso la fotografia Polaroid, la videoarte e i media misti. Il suo lavoro è stato premiato e selezionato per vari festival cinematografici e d’arte in tutto il mondo. Attualmente è rappresentato da Velvet Room (Belgio) e Instant Dreams (USA).
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