Categorie: Fotografia

Other Identity #192, altre forme di identità culturali e pubbliche: Gian Marco Sanna

di - 15 Febbraio 2026

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Gian Marco Sanna.

Gian Marco Sanna

OTHER IDENTITY: Gian Marco Sanna

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«Viviamo in un mondo dove tutto è accessibile, abbiamo decine di programmi per comunicare ma abbiamo perso la bellezza del non sapere, la voglia di conoscere e l’emozione di perdersi per le strade chiedendo informazioni. Per me la rappresentazione dell’arte è tutto ciò che ti dà quella voglia di fotografare, di fermarti a scattare per ore alla ricerca di dettagli e significati di cui una persona è inconsapevolmente attratta rispetto ad un’altra, scoprendo che tutti noi in realtà siamo una rappresentazione infinita di diverse arti».

Gian Marco Sanna, PARADISE, 2020

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«Oggi siamo bombardati quotidianamente di immagini, è talmente difficile rimanere “veri”, ti sembra di essere libero e senza vincoli ma in realtà sei influenzato continuamente da migliaia di modi di vedere che alla fine finisci per essere una copia. E molto spesso, tende ad emergere più il personaggio che ti crei che la fotografia. Oggi hai tantissima concorrenza, credo che sia importante lavorare su un proprio linguaggio fotografico, cercare di qualcosa che ti renda riconoscibile e che negli anni puoi sviluppare e farne uno stile».

GIAN MARCO SANNA, PARADISE, 2020

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Per me non è importante l’apparenza, sono sempre stato uno che preferisce stare sul lungolago a fare foto che stare a casa davanti al PC. Ma oggi viviamo in un mondo dove sei costretto ad entrarci per forza, altrimenti non lavori. Se non pubblichi su Instagram frequentemente scompari. E’ Inutile negare che la maggior parte dei contatti ormai arriva dai social, oggi è una vetrina enorme per un fotografo. Quindi credo che il troppo, come in ogni cosa, sia sbagliato ed è giusto trovare un compromesso tra vita reale e e vita virtuale».

GIAN MARCO SANNA, MALAGROTTA, 2017

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«In questo mondo così “frenetico” ho cercato di rappresentare il mio linguaggio fotografico come qualcosa di personale, non mi è mai importato di emergere, la fotografia per me è sempre stata uno sfogo con il quale calmare la rabbia, ed ho cercato immagini che ritraessero scene o soggetti che mi appartenevano. Quindi credo che un valore aggiunto oggi possa essere lavorare a progetti nel territorio in cui vivi raccontando qualcosa di personale e vissuto, per esempio quando feci il libro su Malagrotta a Roma mi affacciai dal terrazzo di casa dalla quale si intravedeva la discarica di Malagrotta e mi domandai: perché andare a raccontare storie lontane da me, che non mi appartengono, quando sotto casa ho la discarica più grande d’Europa. Da qui raccontai il mio quartiere mettendo in risalto uno dei problemi ambientali più grandi di Roma e facendo conoscere agli abitanti limitrofi situazioni di degrado di cui non erano conoscenza e che negli anni erano diventate veri e propri disastri ambientali».

GIAN MARCO SANNA, PARADISE, 2020

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«Assolutamente no, mi definisco un fotografo che è in continua ricerca della sua visione del mondo. Ho sempre visto la fotografia come un mestiere manuale, che se fatto bene, arriva al pubblico suscitando emozioni e rimane nel tempo».

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«Sinceramente credo tutto e niente, nel senso che non mi sono mai dato limiti nelle arti, credo che la visione di oggi sia diversa da quella del passato, nei libri di fotografia oggi puoi trovare quadri, foto di archivio o prese dal web e grafica. Quindi credo non sia importante focalizzarsi su una singola cosa ma essere aperti a nuove visioni e a tutto ciò che ti permette di far comprendere a pieno il tuo progetto.

Ma non riuscirei mai ad affacciarmi all’IA, sono affascinato dal mezzo fotografico, quella cosa che ti porta fuori alle 3 di notte a fotografare un pescatore sul lungolago in cui senti solo il rumore della macchina fotografica. E’ qualcosa che non puoi provare stando seduto davanti un computer».

GIAN MARCO SANNA, THE DREAM, 2024

Biografia

Gian Marco Sanna, nato a Roma, nel 1993, è curatore della rivista Scartata e cofondatore della L.I.S.A. Dal 2012 al 2015 ha studiato presso la Scuola Romana di Fotografia di Roma, dove ha acquisito le tecniche dall’analogico alla fotografia digitale. Nel 2016 fonda la L.I.S.A. collettivo. Nel 2017 la casa editrice Urbanautica ha dato alle stampe il suo primo libro MALAGROTTA che è stata presentata durante il Paris Photo presso la Mi Galerie di Parigi e a Fotofever nel 2019. Lo stesso progetto è stato esposto anche a Roma presso 001 Gallery, in occasione delle passeggiate fotografiche romane, evento organizzato da MIBACT, presso la Galleria Lombardi Arte di Siena, presso la Galleria RiBella Arte di Viterbo durante l’Evento Caffeina e alle Officine fotografiche di Milano.

A settembre 2019 ha pubblicato AGARTHI con l’editore Penisola Edizioni la sua seconda opera sul Lago di Bolsena alla quale aveva lavorato negli ultimi cinque anni. AGARTHI vince il Parallel Voices 2020 a Photometria Festival in Grecia. Il progetto era già stato esposto al festival fotografico di Praga, Unione Slovacca delle Arti Visive Bratislava, Cascina Farsetti Art a Roma, Mia Art Fair a Milano, Parallel Voices 2020 in Grecia e al Gibellina PhotoRoad in Sicilia. Nel 2023 pubblica PARADISE con l’editore Artphilein Edizioni.

Ha lavorato per numerosi incarichi su molte riviste di fotografia documentaristica, tra cui Youthies, SUQ, Gup Magazine, Fisheye Mag, L’Espresso, ZEIT WISSEN. Le stampe di Sanna sono state selezionate per entrare a far parte della collezione di Fondazione Orestiadi di Gibellina.

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