Categorie: Fotografia Mostre

Pleasure Garden: il piacere del nudo fotografico, alla Galleria Podbielski di Milano

di - 1 Settembre 2020

Con buona pace dell’algoritmo censorio di Facebook e Instagram, il nudo è uno dei capisaldi dell’arte di tutte le epoche, dalla statuaria greca alla fotografia. Ed è proprio all’appagante e completo piacere del corpo, come ripreso dall’immagine fotografica, che è dedicata “Pleasure Garden”, mostra in apertura il 2 settembre alla Galleria Podbielski Contemporary di Milano, la cui genesi è da rintracciare in un lungo lavoro di ricerca iniziato fin dagli anni ’70, quando Pierre André Podbielski iniziò ad approfondire il tema.

«Sin dagli anni ‘70, durante gli studi in Architettura presso l’École des Beaux Arts di Parigi, la frequentazione del nudo era una consuetudine formativa, coltivata attraverso la visita alle piccole mostre presso le gallerie del quartiere e alle grandi monografiche allestite al Museo d’Arte Moderna, oltre che alla consultazione delle riviste più innovative e alla moda dell’epoca, come Lui e Photo», spiegano dalla galleria.

Nudo, foto e voluttà: i fotografi di Pleasure Garden alla Galleria Podbielski

“Pleasure Garden”, dunque, racconta l’evoluzione del nudo artistico attraverso il medium fotografico, a partire dalla Voluptas, termine latino, mutuato dal greco edonè, particolarmente fortunato e denso di interpretazioni, dalla filosofia greca alla psicanalisi contemporanea e che, in linea di massima, esprime un senso di soddisfazione derivato dall’appagamento di desideri, tanto fisici quanto spirituali, o di aspirazioni. Come narrava Apuleio, nelle sue Metamorfosi, Voluptas era una divinità nata dall’unione di Cupido e Psiche, conosciuta come la personificazione del piacere sensuale, portatrice, al tempo stesso, di letizia spirituale.

Così, «L’universo di immagini raccolto nella mostra diventa un luogo di seduzione e di percezione tattile, di storie sussurrate e al contempo nascoste», continuano dalla galleria. «Nomi come Brassai, Erwin Blumenfeld, Bill Brandt, Lucien Clergue, Horst P. Horst, André Kertesz, Robert Mapplethorpe, Carlo Mollino, Nadar, Helmut Newton, Man Ray, Jean Louis Sieff, Edward Weston e, riscoperti soltanto di recente, i meravigliosi inediti di Saul Leiter, sono stati tutti miei compagni di viaggio e fonte d’ispirazione nel curare questa mostra», ha spiegato André Podbielski.

Il percorso espositivo sarà aperto da tre protagonisti della fotografia del ‘900. Potremo ammirare gli scatti sensuali e malinconici della serie Das Auge der Liebe (L’occhio dell’amore), che René Groebli dedicò come omaggio alla moglie, ritratta durante il viaggio di nozze a Parigi nei primi anni ‘50. Quindi, un viaggio nelle atmosfere siciliane di Ferdinando Scianna, celeberrimo fotografo della Magnum, che ritrasse, per Dolce & Gabbana, la modella Marpessa Hennink, donna dalla carnagione scura, meticcia, quintessenza di una bellezza raffinata, sensuale ed atemporale. Immagini che, alla luce del “caso” dell’illustratrice e graphic designer Armine Harutyunyan, testimonial e modella per la nuova campagna Gucci e vittima di un bodyshaming piuttosto trito, acquistano una nuova attualità. Infine, i Ritratti di beata bellezza di Enzo Obiso che, dal 1993, porta avanti la sua ricerca personale focalizzata sul nudo femminile.

Questi grandi maestri saranno affiancati da altri fotografi: Giulia Agostini (Courtesy Galleria Heillandi, Lugano), Debora Barnaba, Philippe Blache, Erica Campanella, Bruno Cattani, Francesca Galliani (Courtesy Vision Quest 4rosso, Genova), Gianluca Galtrucco, Caroline Gavazzi, Michael von Graffenried (Courtesy gallery Esther Woerdehoff, Parigi), Gail Albert Halaban, Bo Ljungblom (Courtesy Galleria Studio la Città, Verona), Ohad Matalon, Peter Puklus (Courtesy gallery Robert Morat, Berlino), Benyamin Reich, Ugo Ricciardi, Steve Sabella, Noga Shtainer, Lady Tarin, Andrea Vierucci (Courtesy Galleria Spazio Nuovo, Roma), Milena Villalon e Francesco Zizola.

“Pleasure Garden” sarà visitabile presso gli spazi della Galleria Podbielski Contemporary di Milano fino al 30 settembre. La mostra è accompagnata da un testo critico di Angela Madesani e da un contributo di Francesca Interlenghi.

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