Dopo una vita trascorsa come reporter di guerra, Don McCullin non lascia la macchinetta fotografica, ma cambia il soggetto dei suoi scatti. Negli ultimi anni, lontano dagli orrori dei conflitti, preferisce immortalare i paesaggi, in modo particolare la campagna del Somerset, sua contea natale. Proprio qui, alla galleria Hauser & Wirth fino al 6 settembre è possibile ammirare la mostra The Stillness of Life, una esposizione di più di 60 fotografie di paesaggi realizzati da Don McCullin. Aperta a gennaio, durante il lockdown ha continuato con attività online a cui ha preso parte anche lo stesso fotografo.
Nel 2019 il fotografo parte per le isole Svalbard. Il viaggio rappresenta la realizzazione dell’ambizione di immergersi nella natura, in un luogo ostile e isolato. Le istantanee del paesaggio artico catturano una bellezza travolgente, ma ci ricordano la fragilità del nostro pianeta.
A partire dai primi anni 2000, McCullin ha iniziato a documentare i resti di diversi monumenti tra Libano, Siria, Giordania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia. Di recente è tornato in Siria, presso il sito archeologico di Palmira per documentare la decimazione di questi antichi reperti da parte del cosiddetto Stato islamico.
La mostra The Stillness of Life, quindi, comprende fotografie scattate in tutto il mondo, in Europa, Asia e anche Africa, come dimostra quest’ultima istantanea che ritrae la riva del Nilo. Una delle caratteristiche di McCullin è quella di realizzare potenti composizioni di cieli selvaggi, vedute inquietanti e nature morte meditative.
Con questo scatto, invece, cambiamo continente e arriviamo in Europa, in Francia per la precisione. Secondo Don McCullin tutto è in continuo cambiamento. Al riguardo ha dichiarato: «Nulla rimane mai uguale nella vita. Trovi un posto che ami davvero e pensi che rimarrà così per sempre e non sarà così. Devi sempre aspettarti un cambiamento».
Il paesaggio del Somerset riveste particolare importanza nella fotografia di McCullin. Il fotografo, infatti, ha sempre considerato la campagna britannica come la sua più grande salvezza dopo i periodi in cui ha assistito alle crudeltà delle guerre. Attraverso il bianco e nero e le crude immagini riesce ad evocare forti emozioni.
Per trovare sicurezza e pace, McCullin si rifugia nel Somerset, dove c’è il paesaggio agreste a cui è sempre rimasto legato. Nella mostra, infatti, molte sono le foto in cui il protagonista è la campagna che è in grado di offrire scenari unici. Così come nella foto precedente, anche questa ritrae la campagna che circonda la casa di McCullin.
In concomitanza con la riapertura di Hauser & Wirth Somerset il 1° luglio c’è stata una speciale mostra online delle stampe al platino di McCullin.
A differenza del processo di stampa in argento, il platino giace sulla superficie della carta e ha la capacità di disegnare ed enfatizzare i dettagli sottili in più strati, ideale per i paesaggi riflessivi di McCullin.
McCullin spiega che i suoi platini sono un tentativo di portare un po’ di equilibrio alla sua attività e ai suoi ricordi. A questo proposito ha affermato: «Questo lavoro è terapeutico. Non potrei essere più felice di quando mi trovo in una fredda mattina d’inverno in attesa della luce giusta. I platini sono l’essenza. Sono il massimo che si può fare».
La campagna brittanica offre a McCullin un senso di tranquillità. Il fotografo evoca drammatiche rappresentazioni pittoriche della sua contea natale, spostandosi tra le pianure inondate dei livelli del Somerset e i ruscelli boschivi, i monumenti vicini e i forti storici delle colline.
Per McCullin il paesaggio è un soggetto vivo, e la sua fotografia impegna la sua energia – la sua storia, il suo carattere e la sua espressione – per registrare il fragile rapporto tra noi e il nostro ambiente naturale.
Al centro del mio lavoro c'è sempre il corpo come linguaggio visivo universale
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