Categorie: Fotografia

Tutte le forme del cibo, in fotografia

di - 26 Ottobre 2021

Foto/Industria, la Bienanle di fotografia sull’industria e sul lavoro si è aperta sotto gli auspici del neoeletto sindaco Matteo Lepore che vede nella collaborazione del MAST con i musei del territorio un esempio vincente di sinergia e una strategia socio-culturale che segna la via per un futuro contraddistinto dal ”modello Bologna”: viene sottolineata la collaborazione tra pubblico e privato, tra cittadini e industria che sta producendo esempi virtuosi sempre più numerosi. Altrettanto positivo è il messaggio del rettore Francesco Ubertini, che ha messo a disposizione la Collezione di Zoologia del Sistema museale di Ateneo per una delle mostre.

Il MAST ha ancora una volta fatto centro per la qualità dei fotografi proposti, per l’eleganza degli allestimenti, per la cura nei confronti dell’accoglienza e della mediazione culturale: nei primi tre giorni di apertura al pubblico erano presenti il curatore Francesco Zanot e gli artisti e, di seguito, per tutta la durata della mostra, saranno presenti gli studenti di Didattica e Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Il tema della mostra è FOOD, l’industria alimentare, scrive il curatore nell’introduzione. il catalogo curato e scritto da Zanot è accompagnato anche dai brillanti interventi e dalle ricette dello scrittore e chef Tommaso Melilli. Nell’introduzione il curatore enumera i vari tipi di prospettive con cui si può affontare il tema del cibo a partire dal rapporto arte/fotografia e cibo. La questione più spinosa che viene posta all’inizio è legata alla scelta individuale sul cosa mangiare: magari prodotti di terre vicine, scegliendo di appoggiare le aziende del luogo e di influire di meno sulle emissioni di gas serra. È un problema geopolitico spiega Zanot. Penso che sia senz’altro vero, ma penso che sarebbe stato altrettanto importante sottolineare maggiormente che la responsabilità geopolitica sia in larga misura dovuta alle politiche nazionali e territoriali e ad un modello economico di crescita esponenziale ed inarrestabile: le scelte coraggiose non si misurano solo in termini di comunicazione e diffusione di una consapevolezza civile sul tema dell’alimentazione, ma anche sulla capacità di proporre politiche di vera sostenibilità e una visione attiva per un futuro ecologico.

MISHKA HENNER

Le sfacettature del tema del “cibo” vengono analizzate dalla ricerca di ciascuno degli artisti provenienti da tutto il mondo e di varie generazioni. Molto interessante il lavoro del belga Mishka Henner (vive tra Francia e Inghilterra, 1976), esposto nella motra tenuta a Palazzo Zambeccari-Spazio Carbonesi, che preleva le immagini dalla rete. Con Feedlots processa centinaia di immagini di Google Earth scegliendole tra i 15mila allevamenti intensivi di bovini degli Stat Uniti, mostrandone da una parte la mastodontica estensione e dall’altra le conseguenze: come il lago di liquami e composti chimici dal colore rossastro che crea un’immagine d’impatto e raccappricciante al tempo stesso, tanto da essere scelta come immagine-guida dell’opera del fotografo.

Oltre a questo lavoro c’erano i video di Scope: prelevati da YouTube, mostrano animali e bambini che ingoiano piccole telecamere e il percorso dell’intruso nell’apparato digerente fino alla defecazione. The Fertile Image è costituito da immagini mostruose e surreali che nascono dalla Rete Generativa Avversaria (GAN), che sfrutta i dati presenti sul database ImageNet. A partire da due immagini crea un sistema di 300 immagini.

Il display della mostra di Lorenzo Vitturi (Italia, Perù, 1980) a Palazzo Pepoli-Campogrande-Pinacoteca Nazionale è spettacolare: più griglie lignee s’innalzano fino allo sfondato barocco del soffitto e mostrano in tutto il loro abbacinante e vivace colore le fotografie degli scorci dello sterminato mercato di Lagos, il mercato di Balogun, che ha inglobato progressivamente il grattacielo del Financial Trust Haouse: folla, oggetti e cibi (assemblati dall’artista) si alternano a foto monocromatiche dove oggetti da ufficio sono ricoperti di polvere e sabbia del deserto.

Una prospettiva che mostra la parte virtuosa delle imprese di allevamento intensivo, attraverso l’attenzione e il rispetto di protocolli di igiene e sicurezza è quella data dall’olandese Henk Wildschut (1967) alla Fondazione del Monte, che nella sua presentazione del suo lavoro sottolineava ancora una volta la responsabilità dell’individuo che non sa rinunciare alla carne.

ANDO GILARDI

La fotografia storica viene recuperata con le preziose mostre di Ando Gilardi (1921) al MAST, di Herbert List (1903) alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e di Hans Finsler (1891) in San Giorgio in Poggiale. Il primo racconta il mondo del cibo dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, nei campi, nelle fabbriche, nelle mense con un occhio oggettivo e partecipato. Fa anche un lavoro di ricognizione dell’immagine, fondando a Roma nel 1959 la Fototeca Storica Nazionale. L’archivio accoglie 500mila immagini che vanno dai santini alla pubblicità. Nella mostra vi sono alcune di quelle immagini riguardanti il cibo. List nel 1951, all’inizio della sua avventura con la Magnum, approda a Favignana e fotografa, con foto pastose e fortemente contrastate, tutto il processo delle tonnare, dalla macabra mattanza dei tonni alla loro riduzione in scatoletta appartenenete allo Stabilimento Florio del luogo.

BERNARD PLOSSU

Infine Finsler, famoso fotografo industriale, rappresenta in primi piani degni della contemporanea Nuova Oggettività tedesca, i cioccolatini e i dolci di marzapane della fabbrica dolciaria tedesca Most. Quasi contemporanei, Bernard Plossu (Francia, 1945) e Jan Groover (USA, 1943) rappresentano due visioni opposte e complementari: l’uno – sempre alla Cassa di Risparmio – fotografa il mondo, le sue strade, le fabbriche, i luoghi di ritrovo come bar e ristoranti in fotografie dislocate in un arco di spazio-tempo vastissimo, la Groover, al MAMBO, invece è interprete costante di una fotografia intimista, rivolta agli oggetti della cucina rappresentati in silenziosi e surreali primi piani.

JAN GROOVER

Il giapponese Takashi Homma (1962) al Padiglione dell’Esprit Nouveau presenta il progetto “M”, i negozi del McDonald’s nella loro banale uniformità in giro per il mondo e il progetto Trails: tracce di sangue sulla neve appartenenti ai cervi uccisi nella montagna di Hokkaido. Mentre Maurizio Montagna (Italia, 1964) alla Collezione di Zoologia, presenta il progetto Fisheye con cui indaga il territorio della Valsesia e i suoi cambiamenti con foto fatte anche in mezzo al fiume a pelo dell’acqua e lightbox con le esche per i pesci del fiume.

Infine, di natura antropologica è il lavoro della palestinese Vivien Sansour, al Palazzo Boncompagni, fondatrice del progetto “Palestine Heirloom Seed Library”, dedicato al recupero e alla conservazione dei semi anche in via d’estinzione nel territorio palestinese attraverso diversi tipi di intenvento anche performativi e relazionali. In mostra presenta un installazione complessa dove simula una grande cucina con la tavola apparecchiata, scansie per la conservazione del cibo, fotografie, video e scrittura.

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