Sei mesi dopo l’apertura dello spazio per l’arte contemporanea il piccolo comune di Buttrio continua la propria stagione espositiva con la gestione affidata ad Enzo Cannaviello che, manco a dirlo, espone uno dei più coccolati artisti della propria scuderia (con due personali presso la galleria milanese nel 2004 e nel 2005). Protagonista della nuova mostra è infatti l’austriaco Paul Horn (Amstetten, 1966) che dimostra qui una spiccata vocazione all’utilizzo di media differenti. Con risultati altrettanto differenti.
Con un certo stupore –ci saremo aspettati esclusivamente pittura– scopriamo infatti le fotografie di ambienti artificiali che ricostruiscono la vegetazione del sottobosco, ricche di rami, foglie, liane e talvolta con elementi estranei (come ad esempio un volano da tennis) che sono nascosti sfruttando la possibilità di mimetizzarsi nel verde acido. E poi ancora, mille scatole di cartone sotto un telo colorato ricostruiscono vedute di città postindustriali alla Blade Runner, dominate dalla penombra e da cupe cromie, da camini, ciminiere e grattacieli. Più disteso il terzo soggetto della serie (che si chiama indifferentemente Neufundland) che mostra distese d’acqua su cieli in cui le nuvole sono fatte con la bambagia. Peccato però che le stampe non siano sempre di qualità eccelsa e che talvolta risultino essere anche leggermente incurvate o non perfettamente aderenti al supporto in pvc. Ma il lavoro si fa apprezzare ed è interessante per l’indagine compiuta sui legami tra reale ed artificiale.
Stucchevoli invece i tre paesaggi di Fog che aprono la sezione dedicata alla pittura, isolati dal contesto e privi di qualsiasi interesse visivo, mentre si fanno notare i lavori che riproducono immagini con la deformazione dello schermo televisivo (nel flusso di immagini c’è anche la Moratti neo-sindaco di Milano).
La sala ospita inoltre enormi pizze di dubbio gusto alla Oldenburg dipinte e servite fumanti sul pavimento in cartoni da asporto. Ma Paul Horn insiste sul kitsch con donne grasse e pinguini in mezzo ai ghiacci, in cui si coglie solo a stento l’ironia e resta una certa stanchezza, mitigata appena dalle ragazze sporcaccione che praticano il pissing incuranti dello spettatore. E su uno dei tondi fatto a pizza la goccia dorata diventa argentea grazie a degli inserti in lucido metallo…
Facile ma non banale il video Tomatoheads che racconta la normalità di una coppia che vive sottosopra, forse l’opera più interessante di tutta la mostra. I due protagonisti hanno una vita normalissima appesantita però dalle difficoltà dovute al fatto di essere a testa in giù (gli zigomi sono appesantiti dalla gravità). Ma l’inquadratura li mostra disposti correttamente con i piedi a terra mentre si muovono tra mille imprevisti, come gli spaghetti e il vino che cadono verso l’alto, in maniera esilarante.
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mostra visitata il 15 luglio 2006
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